come trovare il tempo per i nostri figli?

Mamme che lavorano: se il tempo per i figli non è mai abbastanza

Uno dei più grandi dilemmi delle donne che lavorano è quello del tempo da dedicare ai propri figli.

Valangate di sensi di colpa ci piovono addosso ogni volta che siamo al lavoro ma vorremmo essere con i nostri figli. Ma poi anche quando stiamo con loro sapendo che abbiamo lasciato indietro del lavoro importante…

Un vero e proprio puzzle, che sembra impossibile da comporre.

Partiamo dal presupposto che anche nel mestiere di mamma vale tutto ciò che abbiamo detto circa i danni da eccesso di perfezionismo o da sindrome dell’impostore. La mamma perfetta non esiste e sicuramente non sarai tu la prima! Ma molto probabilmente sei molto migliore di quanto pensi.

E ovviamente non ci sono ricette magiche o verità universali. 

 

Non lasciar fare al caso

La cosa fondamentale a mio parere è non lasciare fare al caso. Quando decidi di avere un figlio (o se senti che il rapporto tra il tempo che dedichi alla famiglia e quello che dedichi al lavoro non ti soddisfa) è necessario farti delle domande, essere sincera con te stessa e prendere delle decisioni conseguenti.

In questo senso, la maternità ti costringe a un grande lavoro di assertività. Se ti fai andare bene tutto e dici sempre di sì senza ascoltarti davvero, finirai con l’essere in balia del tuo capo o dei consigli della vicina, abdicando al tuo diritto di sceglierti la vita che vuoi.

Per quanto riguarda il tempo, devi chiederti cosa sei e non sei disposta a concedere al lavoro. Credi che tuo figlio abbia bisogno di te quando è piccolo? A che età sei disposta a lasciarlo alle cure di altri? Credi di doverci essere tu quando tuo figlio si ammala? Sei disposta a lavorare la sera oppure no? E nel weekend?

Non sono domande banali e non ci sono risposte giuste o sbagliate. Ogni donna deve trovare quello che funziona meglio per se’ e per i propri figli

 

Sicurezza vs. Flessibilità

Nel mio caso, la strategia di base per conciliare il tempo lavorativo con quello da dedicare a mio figlio (Tommaso, 9 anni) è stata quella di optare per un lavoro freelance. Mi rendo conto che non possa essere una scelta per tutte, ma per me è stata naturale: freelance lo sono sempre stata, e la maternità non mi ha mai spinto a cercare un lavoro “più sicuro”.

Per me essere una libera professionista ha sempre significato un notevole controllo sull’utilizzo e la gestione del mio tempo.

Mi ha consentito, ad esempio: di tornare al lavoro quasi subito dopo la nascita di Tommaso, ma con un ritmo dettato da me (un giorno alla settimana lontano da casa nei primi mesi, tre dopo il primo anno, ecc..); di potermi giostrare gli impegni fuori casa con il lavoro che riesco a fare a distanza; di poter stare a casa senza dover chiedere permessi quando Tommaso è ammalato… Ma anche di poter recuperare il tempo per stare assieme di giorno se ho un appuntamento di lavoro la sera, o il lunedì se devo lavorare il weekend. Per me la flessibilità ha sempre contato più della sicurezza.

 

Meno lavoro = meno soldi?

Sì, penserai, ma se faccio la freelance per seguire mio figlio, va a finire che lavoro di meno e rischio di non arrivare al budget annuo che ritengo congruo per il mio stile di vita.

Sicuramente la vita produttiva e lavorativa delle donne non è lineare come quella degli uomini, ma è più influenzata dal ciclo di vita familiare. E molto probabilmente se credi che valga la pena, in determinati periodi, investire più tempo sui tuoi figli, le tue entrate diminuiranno.

Tuttavia, anche in questo senso la maternità diventa un’occasione per mettere alla prova la tua assertività. Sappiamo che le donne sono generalmente più ritrose degli uomini a farsi valere sul piano economico. Ma è una tendenza che potrebbe rivelarsi davvero deleteria per le tue tasche, se unita al minore tempo che la maternità ti lascia per il lavoro.

Proprio per questo è importante, per il bene tuo e dei tuoi piccoli, cancellare (prima di tutto dalla tua mente) l’equazione, ormai superata, + ore di lavoro = + soldi. E imparare a reclamare quanto ti spetta. Se hai esperienza da vendere, se sai lavorare con una mentalità progettuale e mirata all’obiettivo, se riesci a essere produttiva anche in poche ore, i tuoi compensi lo devono dimostrare!

 

Il tempo familiare si può organizzare

Indipendentemente dal lavoro che fai, ci sono strategie di gestione del tempo familiare che possono essere adottate da tutte.

1. Anche nel tempo familiare, poniti degli obiettivi

Ogni tempo per essere trovato ha bisogno di essere pianificato. Il tempo per i figli o la famiglia (così come il tempo per se stesse) richiede lo stesso grado di organizzazione che dedichi al tempo lavorativo, altrimenti corri il rischio di trascurarlo. A seconda della settimana o del periodo, chiediti quali sono i tuoi obiettivi nella relazione con i tuoi figli: di cosa hanno bisogno in questo momento della loro vita (o nello specifico nella giornata di oggi)? Cosa è importante che faccia direttamente tu e cosa invece puoi delegare ad altri? Di quali risorse hai bisogno per realizzare questi obiettivi?

Una volta stabilito il tempo di cui hai bisogno per soddisfare i loro bisogni e i tuoi obiettivi, inseriscilo in agenda in modo che quel tempo risulti effettivamente occupato, cioè non disponibile per altre attività!

2. Anche nel tempo familiare, distingui tra cose urgenti e cose importanti

Il tempo per ascoltare tuo figlio è davvero importante. E quando sei a casa questo dovrebbe essere prioritario. Il che vuol dire che i vari compiti di gestione domestica non lo sono ugualmente. Le ricerche dimostrano che le donne italiane dedicano alle faccende di casa più ore di tutte le altre donne europee. Bene, è ora di adeguarsi allo standard europeo!

Quindi, puliamo di meno ma magari teniamo più in ordine: una casa ordinata, con pochi oggetti e magari ben riposti, è più veloce da pulire di una casa zeppa di cose. Stiamo sobrie anche in cucina: come ci insegna Michela, non è necessario perdere ore ai fornelli per mangiare sano. E  ovviamente applichiamo del sano digital detox: meno tv, meno telefono e meno computer usiamo quando siamo con i nostri figli meglio è.

3. Anche nel tempo familiare, sii presente

Dopo aver fatto tutto questo, puoi fare pace con i tuoi sensi di colpa, forte del fatto che non hai lasciato le cose al caso, ma hai preso delle decisioni consapevoli. E smetterla di pensare che dovresti essere con i tuoi figli quando sei al lavoro, e viceversa.

Questo ti consente di stare nel flusso, di essere presente, di essere concentrata, e questo è davvero importante! Essere presente nel lavoro, per il tempo che hai deciso di dedicare al lavoro, significa essere più efficiente, più produttiva e finire più in fretta. Essere presente con i tuoi figli, ritagliarti un tempo in cui sei solo e pienamente per loro, trasmette un senso di ascolto ed empatia, che è alla base di quello che gli psicologi chiamano un attaccamento sicuro.

 

A ogni mamma il suo bambino

Chiudo dicendo che in realtà tutti i nostri bei ragionamenti, tutto quello che decidiamo a priori dovrà reggere alla prova dei fatti. Ogni bambino è diverso, così come ogni mamma è diversa, e non esistono soluzioni standard.

A me, ad esempio, è stato molto di aiuto l’approccio delle tre intelligenze – razionale, emotiva, istintuale. Senza entrare troppo nel dettaglio (magari lo faremo in un prossimo articolo) diciamo che ci sono persone “a contatto continuo” e persone “a contatto discontinuo”.

I bambini caratterizzati da un’intelligenza emotiva, ad esempio, solo solitamente a contatto continuo. Hanno bisogno di stabilire un contatto – fisico, visivo o comunicativo – con gli altri per la maggior parte del tempo. Questi bambini difficilmente si accontenteranno del tempo di qualità se questo è poco.

I bambini caratterizzati da un’intelligenza razionale hanno invece bisogno dei loro spazi e dei loro tempi. Per questi bambini la qualità del tempo che passi con loro può essere più importante della quantità, a patto che sia un tempo caratterizzato dalla calma e dal rispetto dei suo tempi, che possono essere anche molto lenti. Al contrario dei bambini istintuali (come Tommaso), il cui tempo è invece caratterizzato dalla velocità di pensiero e dal bisogno di fare.

E lo stesso vale per la mamma: se sei a “contatto continuo” probabilmente ti verrà naturale passare più tempo con i tuoi figli. Ma se non lo sei (come me) meglio riconoscerlo e concederti il diritto di ritirarti nella tua stanza o nella tua testa quando hai bisogno di ricaricarti. Solo così potrai poi tornare da tuo figlio con l’attenzione che merita!

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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