Sindrome dell'impostore: la brutta abitudine di non credere in se stesse

Soffri di sindrome dell’impostore? Scopri la brutta abitudine di non credere nel proprio valore

“Se posso farlo io, può riuscirci chiunque”

“Tu mi sopravvaluti”

“Sono stata solo molto fortunata”

“Non mi merito tutto questo”

Se queste sono le frasi tipiche che rimbalzano anche nella tua mente, allora sei in buona compagnia! Forse pensi di essere solo un pò insicura, invece la psicologia ha trovato un nome a questa forma di credenze limitanti che la nostra mente ha pensato bene di forgiare per metterci i bastoni tra le ruote senza aspettare che lo facciano gli altri.

Si chiama Sindrome dell’impostore

Questa sindrome è stata per la prima volta studiata nel 1978 dalle psicologhe americane Pauline Rose Clance e Suzanne Imes e secondo la rivista Psychology Today colpisce oggi circa il 70% della popolazione.

Chi ne soffre è convinto di essere, appunto, un impostore: è convinto che tutto quello che ha ottenuto nella vita sia frutto del caso, della fortuna, o magari crede di aver trovato un capo a cui era particolarmente simpatico, e vive nel costante timore di essere smascherato: “molto presto tutti si accorgeranno che è solo un bluff, che in realtà non merito tutto quello che ho ottenuto.”

La cosa strana è che a soffrirne non sono le persone incompetenti (anzi, pare che purtroppo quelle soffrano spesso proprio del disturbo opposto, la Sindrome di Dunning Kruger, che le porta a sovrastimare le proprie abilità :)), ma le persone di successo. E l’altra cosa strana è che ogni nuovo traguardo raggiunto, invece di provare loro che in realtà sono capaci e meritevoli, acuisce la loro paura di venire scoperti!

Neanche a dirlo, a soffrirne di più sono proprio le donne!

Sheryl Sandberg, direttore esecutivo di Facebook, una delle 5 donne più potenti al mondo secondo Forbes, nel suo libro “Facciamoci avanti” ha scritto:

“Ogni volta che venivo interrogata a scuola, ero sicura di fare una figuraccia. Ogni volta che facevo un esame, ero sicura che sarebbe andato male. E ogni volta che non andava così – o che anzi eccellevo – credevo di essere di nuovo riuscita a imbrogliare tutti.”

Lena Dunham, attrice sceneggiatrice e regista statunitense per la rete HBO, dice:

“Avendo firmato un contratto con la HBO a 23 anni, ed essendo una donna, sentivo di dover dimostrare un sacco di cose. Dovevo essere la persona che rispondeva più velocemente alle mail, quella che si fermava di più in ufficio la sera e quella che lavorava più di tutti.”

Anche Jodie Foster, dopo aver vinto l’Oscar per il film “Sotto accusa” ha raccontato:

“Pensavo fosse stato un errore. Pensavo che tutti l’avrebbero scoperto e che si sarebbero ripresi l’Oscar. Sarebbero venuti a casa mia, bussando alla porta per dirmi: Ci scusi, volevamo darlo ad un’altra persona. Questo era per Meryl Streep.” (che ironia della sorte, soffre dello stesso disturbo!)

 

Quindi, come vedete, siamo in buonissima compagnia! Come mai?

Intanto, dal punto di vista educativo, le bambine vengono educate molto più dei maschi alla modestia, a non vantarsi e a stare al proprio posto. Ma anche quelle la cui autostima esce indenne dall’educazione familiare, quando crescono non hanno certo sconti dal contesto sociale.

Quante volte, a proposito della quote rosa in politica, avete sentito dire: “Eh ma non si può eleggere una donna perché è donna, deve dimostrare di essere brava, deve meritarselo!” Perché? Volete dirmi che per gli uomini che albergano nella nostra classe politica (locale e nazionale) qualcuno ha fatto lo stesso ragionamento?? Se è così direi che i risultati sono (mediamente) sconfortanti!

Ma è così, anche nel lavoro: una donna deve sempre dimostrare perché è lì, perché è valsa la pena sottrarsi agli affetti familiari per fare carriera. Niente di strano che chi ne soffre, sia quindi perseguitata da mania di perfezionismo, insoddisfazione perenne, paura del fallimento.

Il problema è che, per molte donne che riescono in qualche modo a gestire le loro credenze limitanti e ad andare avanti, molte invece si fermano prima. La sindrome dell’impostore agisce preventivamente, impedendo loro anche solo di provarci a fare un passo avanti, a chiedere una promozione, ad aprire la propria azienda perché sono convinte di non esserne capaci e, in ogni caso, di non meritarselo. Questo è un vero e proprio spreco di talenti e di opportunità.

Ma cosa fare per superare questa brutta abitudine della nostra mente a sabotarci?

Una cosa per tutte

Solitamente chi soffre della sindrome dell’impostore alterna momenti di insicurezza e scoraggiamento a momenti di fiducia ed entusiasmo: assaporateveli, godeteveli e prendetene mentalmente nota. Sapete anche voi di non essere poi così male!

Una cosa per chi fa quello che voleva fare

Hai avuto il coraggio di buttarti, ma ogni tanto sei assalita dai dubbi sul tuo valore? La cosa bella dei risultati raggiunti è che hanno sempre un riscontro oggettivo. Quindi fai un report della strada che hai fatto, dell’impegno che ci hai messo, e di quello che hai ottenuto. E rileggilo ogni volta che pensi di essere arrivata dove sei per sbaglio o per fortuna.

Una cosa per chi non ci ha provato

C’è qualcosa che desideri fare ma non hai ancora trovato il coraggio di provarci? Agisci come se fossi più sicura di quello che sei in realtà. Non ti sto dicendo di fingere (tanto lo sappiamo benissimo che sei pronta al 98% e non al 35% come pensi tu!), ma di fare come quando hai imparato a nuotare o ad andare in bicicletta: buttati, comincia a fare quello che desideri, certo che qualche volta cadrai ma riuscirai anche ad andare avanti!

Una cosa davvero facile

Impara ad accettare con gratitudine i complimenti, senza cercare di sminuirli. Niente più grazie, ma… (ma non è niente, ma è stata fortuna, ma non me lo merito…) Grazie. Punto.

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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