Il potere dell'auto-compassione

Sii gentile con te stessa: fa bene anche alla carriera

In uno degli ultimi numeri dell’Harvard Business Review è uscito questo articolo dal titolo Give yourself a break: the power of self-compassion (tradotto, più o meno, “Datti tregua: il potere dell’auto-compassione”), che in sostanza ci dice di essere gentili con noi stesse perché ci sono evidenze scientifiche che questo migliora le nostre performances, sia personali sia lavorative.

Ma andiamo con ordine.

 

Tratta te stessa come faresti con un’amica

 

 “Gentilezza e compassione sono la mia religione. Non c’è bisogno di filosofie complicate e nemmeno di templi. Il cuore è il nostro tempio.” (Dalai Lama)

 

Quando le persone sperimentano un fallimento, tendono a rispondere in due modi. Da una parte c’è chi si mette sulla difensiva e comincia a dare la colpa agli altri. Dall’altra chi comincia a colpevolizzare e sminuire se stesso. E purtroppo nessuna di queste due reazioni si rivela particolarmente utile.

Dare la colpa agli altri può servire a preservare la nostra autostima e tenere a bada il nostro senso di fallimento, ma non ci aiuta a imparare niente di utile per il futuro. Auto-flagellarci, d’altra parte, può restituirci una visione di noi talmente negativa da minare la nostra volontà e capacità di crescere e migliorarci.

Quando sono gli altri a sbagliare, invece – magari qualcuno che ci sta a cuore – sappiamo perfettamente quale sia la cosa migliore da fare: la maggior parte delle volte, ci dimostriamo gentili, sollecite, comprensive e incoraggianti.

Con il termine “self-compassion“, difficilmente traducibile in italiano, si intende proprio la capacità di dirigere questi stessi atteggiamenti positivi anche verso di noi.

 

I vantaggi dell’auto-compassione

 

“I nostri successi e fallimenti vanno e vengono. Essi non ci definiscono né determinano il nostro valore”  (Kristin Neff)

 

Gli strumenti di valutazione messi a punto da Kristin Neff, docente all’università di Austin in Texas e autrice del libro “La self-compassion. Il potere di essere gentili con se stessi”, hanno dimostrato che le persone con un alto grado di auto-compassione hanno una maggiore motivazione a migliorarsi e un più forte senso di autenticità: due fattori che si sono dimostrati importanti, tra l’altro, nella capacità delle persone di avere successo nel lavoro.

Spesso ci viene detto che la crescita e il miglioramento di se’ richiedono determinazione, perseveranza e duro lavoro. Ma l’intero processo comincia da una fase di riflessione. Non possiamo migliorare se non abbiamo la capacità di fare una valutazione realistica di noi stesse e delle nostre risorse nel momento attuale.

E le ricerche dimostrano che le persone dotate di auto-compassione sono quelle che hanno una visione più realistica di se’ e, al contempo, sono più motivate a migliorarsi. Anche più di quelle con un’alta autostima.

 

Chi si ama è più disposta a crescere

 

Per dimostrarlo, tre ricercatrici americane (Serena Chen, Juliana Breines e Jia Wei Zhang), hanno condotto un esperimento, chiedendo ai loro soggetti di ripensare a un errore che hanno commesso in passato e che ancora rimpiangono. Al “gruppo autostima” è stato quindi chiesto di scrivere un testo in cui descrivevano le proprie qualità e i propri lati positivi. Al “gruppo auto-compassione” è stato invece chiesto di scrivere un testo in cui esprimevano comprensione e gentilezza verso ciò che avevano fatto.

Veniva poi chiesto a tutti di compilare un questionario per testare la loro volontà di chiedere scusa, migliorare e impegnarsi a non fare di nuovo lo stesso errore. Ebbene, i soggetti del gruppo auto-compassione mostravano risultati decisamente più alti di quelli del gruppo autostima.

L’auto-compassione non si limita quindi a supportare le persone nel momento dello sbaglio o del fallimento, ma aiuta a sviluppare una “mentalità di cescita” (“a growth mindset“). Ovvero un atteggiamento mentale alla performance (personale e lavorativa) non fisso e statico, ma dinamico e aperto al cambiamento.

Le persone con un atteggiamento “fisso” tendono a vedere le caratteristiche di se’ e degli altri come date e immutabili, mentre le persone con un atteggiamento aperto credono nella possibilità di migliorare e di migliorarsi, e sono quindi più portate a provarci.

Tornando all’ambito lavorativo, le persone con una mentalità di crescita dimostrano maggiore perseveranza nel provare a migliorare dopo ogni feedback negativo ricevuto, mentre le altre sono portate a credere che non valga la pena sforzarsi tanto visto che “sono fatte così.”

L’auto-compassione apre quindi la strada allo sviluppo e all’evoluzione personale e professionale, ravvivando il desiderio a fare meglio, incoraggiandoci a credere che migliorare sia possibile e motivandoci a lavorarci su.

 

Chi si ama è più fedele a se stessa

 

“Il privilegio di una vita è essere chi sei.“ (Joseph Campbell)

 

L’auto-compassione è positivamente correlata anche con un’altro fattore importante per il successo nel lavoro: l‘autenticità, ovvero il vivere in accordo con il proprio vero se’

Anche qui, le nostre ricercatrici hanno condotto un esperimento attraverso un test che rilevava, giorno per giorno, il livello di auto-compassione e di autenticità percepita dai soggetti. E hanno scoperto che i due fattori sono strettamente correlati.

Ancora una volta l’auto-compassione sembra prevalere sull’autostima, perché i soggetti a cui viene chiesto di esprimere comprensione per le proprie debolezze, si sentono poi più vicini a se stessi di quelli a cui viene semplicemente chiesto di elencare i propri lati positivi.

E le persone più autentiche, più consapevoli di se stesse, sono quelle che meglio riescono a delineare traiettorie lavorative più vicine al proprio vero se’, quindi più soddisfacenti e, conseguentemente, in cui hanno più successo.

 

Chi si ama è una leader migliore

 

“Il grado di amore che hai per te stessa determinerà la tua capacità di amare l’altro, che rispecchierà molte delle tue qualità e caratteristiche personali” (Sanaya Roman)

 

Chi ha un atteggiamento di auto-accettazione e comprensione, infine, crea benefici anche per gli altri. L’auto-compassione e la compassione per gli altri sono infatti correlati: la persona che non giudica se stessa, non lo fa neanche con gli altri.

Ma non solo: le ricerche hanno dimostrato che le persone che sono in una posizione di leadership e hanno quella che abbiamo chiamato “mentalità di crescita” sono più inclini a notare i cambiamenti e i miglioramenti nelle performance dei loro collaboratori, e più attente e capaci di dare loro feedback propositivi e utili per indurli a migliorare.

Le persone sanno inoltre riconoscere un leader fedele a se stesso. E quando il capo si permette di essere autentico, più facilmente lascia che lo siano anche gli altri, dando vita a luoghi di lavoro in cui le persone possono davvero seguire le proprie inclinazioni, essere più soddisfatte e quindi lavorare meglio.

 

Mini test dell’auto-compassione

 

E tu quanto sei auto-compassionevole?

Sempre gli studi della Neff hanno dimostrato che le persone con un alto livello di auto-compassione dimostrano tre tipi di comportamento: prova a vedere se e quanto ti ci ritrovi.

  1. Sono comprensivi e non giudicanti nei confronti dei loro errori e fallimenti;
  2. Riconoscono che l’errore e il fallimento sono una normale esperienza della condizione umana;
  3. Hanno un approccio bilanciato alle emozioni negative: questo significa che non le respingono, si permettono di provarle, ma senza lasciarsi sopraffare.

La buona notizia è che, come sempre, si può migliorare! Come? Le nostre tre ricercatrici ci danno due suggerimenti interessanti:

  • se sei un tipo analitico e razionale, puoi prendere i tre comportamenti scritti sopra come una specie di check-list e chiederti regolarmente a che punto sei: sono abbastanza gentile con me stessa? mi rendo conto che tutti sbagliano? riesco a non fuggire dalle emozioni negative, ma a vederle in prospettiva?
  • in alternativa, puoi sederti e scrivere una lettera a te stessa, come se tu fossi una cara amica ogni volta che commetti uno sbaglio o ti imbatti in un fallimento che fatichi ad accettare: come abbiamo detto, spesso sappiamo essere molto più gentili e incoraggianti con gli altri che con noi stesse!

 

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