Scopri perché quando i bambini si annoiano iniziano a crecere

Scopri perché quando i bambini si annoiano iniziano a crescere

 

“Il vostro ruolo di genitore è quello di preparare i bambini a prendere il loro posto nella società. Essere adulti vuol dire occupare il tempo libero con attività che rendono felici. E questo dovete insegnare ai vostri figli” L. Fry

 

Nel mese di marzo abbiamo parlato di organizzazione del tempo: questo mese è dedicato invece al decluttering. Alla riduzione delle cose che non ci servono più, che ci appesantiscono, che ci rubano tempo inutilmente, sia in senso letterale che in senso metaforico.

Oggi quasi tutto il nostro tempo è impegnato, compreso quello “libero”. E a soffrirne di più sono i bambini, che si ritrovano con un’agenda di impegni piena quasi quanto quella dei genitori.

 

Liberare il tempo libero

Un po’ per la necessità di tenerli occupati mentre noi siamo al lavoro, un po’ per la paura di non offrire loro abbastanza stimoli, i bambini oggi sono pieni di impegni. Sembra quasi che se non fanno almeno due sport, uno strumento musicale e una lingua straniera ne vada del loro futuro. Vogliamo formare le loro competenze come se fossero dei piccoli adulti, come se la vita non fosse così generosa da dare anche a loro, una volta più grandi, le opportunità di cui hanno bisogno per trovare la propria strada nella vita.

Ma davvero se non riempiamo tutto il tempo dei nostri figli stiamo togliendo loro delle opportunità? Gli psicologi dicono di no. Anzi! Il tempo davvero libero, il gioco non strutturato, la noia sembrano avere un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei bambini.

 

Il tempo dei bambini

Innanzitutto perché i bambini vivono il tempo in maniera diversa dagli adulti. In particolare, quello di cui hanno bisogno i bambini è tempo per rielaborare quello che accade loro.

I bambini hanno meno schemi di riferimento rispetto a noi: fortunatamente la loro mente è ancora aperta. Questo significa che il processo per elaborare gli stimoli, le esperienze, le emozioni vissute è molto più lento.

Per noi è facile fare riferimento a quello che ci è successo altre volte per “categorizzare” la nostra esperienza quotidiana in modo veloce (per quanto, a volte, poco accurato proprio perché più basato sull’esperienza passata che sul momento presente).

Per i bambini invece è tutto nuovo: cose per noi semplici o banali possono essere per loro di difficile lettura e interpretazione. Sopratutto gli stimoli sociali: i piccoli grandi problemi, ma anche le soddisfazioni, che derivano dal rapporto con le altre persone (adulti, genitori, fratelli, amici…).

Per poter elaborare la loro esperienza i bambini hanno bisogno di tempo davvero libero, di tempo in cui non hanno nulla da fare se non poter pensare e osservare la vita, per così dire, dall’esterno.

 

Ma se poi si annoia?

 

“Una certa capacità di sopportare la noia è indispensabile per avere una vita felice, ed è una delle cose che si dovrebbero insegnare ai giovani. Tutti i grandi libri hanno dei capitoli noiosi e tutte le grandi vite hanno avuto dei periodi poco interessanti.” B. Russell

 

A tutte noi dispiace, anzi magari ci sentiamo proprio in colpa se nostro figlio non ha niente da fare e ciondola in giro per casa senza uno scopo preciso, soprattutto quando comincia a lamentarsi, fare i capricci, chiedere attenzione. Se in quel momento siamo disponibili magari giochiamo con lui, se invece siamo occupate la cosa indubbiamente più comoda da fare è accendere la TV per tenerlo tranquillo.

Vedere un bambino che si annoia ci mette a disagio probabilmente perché noi stesse abbiamo perso la capacità di annoiarci, di stare sole coi nostri pensieri, di vivere il tempo libero senza riempirlo di qualunque cosa purché sia rassicurante.

La noia crea un vuoto da riempire che gli adulti percepiscono come un pericolo. Noi rifuggiamo dalle perdite di tempo e ci affanniamo a riempirle o, ancora meglio, a prevenirle, tanto per noi quanto per i nostri figli.

Eppure le ricerche ci dicono che la noia rappresenta per il bambino una grande opportunità per pensare e strutturare in modo autonomo il proprio tempo libero, con attività a cui magari non avrebbe mai pensato, che non avrebbe mai sperimentato se fosse stato trascinato all’ennesima ora di lezione fuori casa, invece di essere lasciato un po’ a guardare il nulla fuori dalla finestra.

Insomma la noia dovrebbe essere considerata un diritto e non un problema dei bambini!

 

La noia: un motore di crescita

 

“Se i genitori trascorrono tutto il loro tempo a riempire il tempo libero dei loro figli, allora il bambino non avrà mai la possibilità di imparare a fare questo per se stesso.”   L. Fry

 

Se da una parte la noia ci offre l’opportunità (alquanto rara) di pensare, riflettere, assaporare il silenzio, sperimentare l’inattività e il “dolce far niente”, dall’altra è lo stimolo che ci spinge all’azione.

Pare che la noia sia una vera e propria attività di problem solving. Il bambino che non viene aiutato a uscire dallo stato di noia deve ricorrere alle sue risorse interiori per superare il momento di impasse. Chiedendosi cosa gli piacerebbe fare, come e con chi avrebbe piacere di occupare il proprio tempo libero.

In questo senso la noia aiuta il bambino a costruire la propria identità, “scoprendo” le cose che vuole davvero fare, comprendo le proprie attitudini e sviluppando i suoi talenti.

Queste cose sono importantissime: dobbiamo avere rispetto dei bambini, come ne abbiamo per qualsiasi adulto che incontriamo. Anche i bambini sono persone con le loro preferenze, gusti, inclinazioni. Riempirli di quello che riteniamo giusto noi da quando nascono significa non dar loro modo di manifestarsi per quello che sono.

Anche se lo facciamo a fin di bene, ogni tanto dovremmo imparare a fare un passo indietro e vedere cosa succede. Limitarsi ad osservare la piccola creatura che abbiamo davanti e pensare: “Dai! Vediamo come te la cavi stavolta. Vediamo cosa ti inventi!”

 

Lasciar vagare la mente

Una cosa che ho scoperto recentemente è che annoiarsi e lasciar vagare la mente è una vera e propria competenza dell’essere umano. Durante il riposto e le attività “passive” (quindi non focalizzate su un obiettivo specifico) il nostro cervello attiva una serie di connessioni chiamate “Default Mode Network” (connettività funzionale intrinseca).

Si tratta di una rete neurale distribuita su diverse regioni corticali e sottocorticali del nostro cervello che presiede a particolari abilità cognitive. In particolare la capacità di accedere ai propri ricordi personali, di fantasticare sul nostro futuro, ma anche di riflettere sugli stati mentali propri e altrui, di formulare una valutazione delle reazioni proprie e altrui, di essere empatici con gli altri mettendosi con la nostra immaginazione nei loro panni…

Insomma tutto quello che è veramente importante per noi, la nostra vita interiore e la nostra vita sociale può essere analizzato ed elaborato solo quando si attiva questo circuito neurale. Che viene disattivato dal circuito attentivo, cioè quello che entra in funzione quando la nostra attenzione è diretta a un compito o un obiettivo esterno specifico (compresa la TV!).

Riempire i bambini di stimoli, dar sempre loro qualcosa da fare, significa quindi inibire la loro capacità di accedere proprio a quegli stati mentali che consentono loro di capire la realtà che li riempie e li circonda, di diventare insomma degli adulti consapevoli.

 

 

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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