Per ricevere è necessario lasciar andare

“Per ricevere è necessario prima aprire la mano. Lasciar andare”

Il titolo di questo articolo è una citazione di Lao Tzu , uno dei maggiori filosofi cinesi, considerato il fondatore del Taoismo. Pensiero filosofico, prima che religioso, che si basa anche sul ritorno a una vita semplice ed essenziale, a partire dalla nostra mente.

Proprio di questo voglio parlarvi oggi: del liberare la mente. Del lasciar andare quello che non ci serve più, non solo attorno a noi, ma anche dentro di noi.

 

Una mente affollata è poco ricettiva

 

Proprio come ci succede con i vestiti nel nostro armadio o con le suppellettili nella nostra cucina, anche nella nostra mente spesso ci ostiniamo a tenere cose che hanno da tempo esaurito il loro scopo.

Può trattarsi di credenze che non ci appartengono più, che ci sono state “inculcate” da altri, o che comunque non sono al passo con la nostra evoluzione interiore. Può trattarsi di desideri di cose che ormai non hanno più importanza per noi e non ci rappresentano. Oppure di sentimenti per persone che non ci fanno stare bene, ma a cui continuiamo a rimanere legate. O, infine, di aspettative nei confronti degli altri, a cui ancora chiediamo (magari per abitudine o per un senso di controllo) cose a cui neanche noi crediamo più.

Ma perché allora non le buttiamo tutte queste cose e liberiamo, una buona volta, la nostra mente da ciò che è superfluo e ha, per così dire, passato abbondantemente la data di scadenza?

Perché questo significa mettere in discussione il proprio sistema di valori e credenze, rivedere la propria identità, affrontare il rischio del cambiamento senza sapere bene dove ci porterà. E questo ovviamente ci spaventa.

 

Trappola per scimmie

 

La storia migliore per capire questo meccanismo l’ha descritta Robert Pirsig nel suo famosissimo libero “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, in cui descrive la trappola con cui si catturavano la scimmie in India.

“La trappola consiste in una noce di cocco svuotata e legata a uno steccato con una catena. La noce di cocco contiene del riso che si può prendere attraverso un buco. L’apertura è grande quanto basta perché entri la mano della scimmia, ma è troppo piccola perché ne esca il suo pugno pieno di riso. La scimmia infila la mano e si ritrova intrappolata – esclusivamente a causa della rigidità dei suoi valori. Non riesce a cambiare il valore del riso. Non riesce a vedere che la libertà senza riso vale di più della cattura con”.

 

Questo è esattamente quello che succede a noi!

Spesso piuttosto che fare la fatica di mettere in discussione e mollare la presa sulle nostre idee, convinzioni, valori, lasciamo che ci intrappolino – a volte anche per lungo tempo – in situazioni che non vogliamo veramente, che non migliorano la nostra qualità della vita, ma che anzi ci procurano insoddisfazione e sofferenza.

Ma rimanere in queste situazioni significa accontentarsi. Significa non aprirci alle cose nuove e migliori che potremmo accogliere se avessimo le mani libere.

Ma perché lasciare andare è tanto difficile? Quali sono le trappole che ci imprigionano?

 

I pensieri ossessivi

 

“Nel corso della mia vita sono passato attraverso cose terribili, la maggior parte delle quali non sono mai accadute.” (Mark Twain)

 

I pensieri ossessivi in inglese si definiscono rumination, e trovo che sia un termine assolutamente fantastico nel descrivere il funzionamento della nostra mente.

La nostra mente è come Dr. Jeckill e Mr. Hide: ha un lato buono che ci serve per pensare, riflettere, risolvere problemi, trovare soluzioni e ha un lato nascosto assolutamente disfunzionale. Questo lato nascosto vive di vita propria e si nutre della nostra energia. Appena ci lasciamo andare, o proprio quando siamo cariche, la nostra mente mette in moto dei meccanismi che servono a svuotare la nostra energia regalandola a Mr. Hide.

I pensieri ossessivi poi “fermentano”: crescono e si moltiplicano rapidamente. Hanno una forma circolare e un comportamento “a valanga” che ci lasciano letteralmente sfinite. Come se avessimo scalato una montagna!

Sono sicura che sai di cosa parlo. Parlo delle vocine interiori che mettono a nudo tutte le tue insicurezze proprio quando stai per raggiungere il tuo obiettivo. Delle situazioni negative che rivivi nella tua testa per ore, convinta che masticandole abbastanza a lungo troverai una soluzione. Delle catene di associazioni che partendo da un piccolo problema lo trasformano in una gigantesca minaccia.

Spesso derivano dalle nostre esperienze passate: dalle paure accumulate, dalle ferite ricevute, dalle critiche che abbiamo ricevuto dalle persone per noi importanti. Il rischio è che questi pensieri congelino quel passato trasformandolo in un eterno presente.

 

L’ansia di controllo

 

“Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine. Fate pace con questo e tutto andrà bene” (Jack Kornfield)

 

Ma i pensieri ossessivi non riguardano solo il passato. Sono anche il nutrimento di quell’ansia di controllo che è la trappola che si pone tra noi e il nostro futuro.

Invece che accogliere i doni che la vita ci offre, anche lasciandoci sorprendere, vorremmo che la nostra vita andasse esattamente come diciamo noi. E che gli altri si comportassero come diciamo noi. Il controllo è l’esatto contrario del lasciare andare, del lasciare che le cose seguano il loro corso.

La trappola maggiore qui è la paura. La paura sta sempre a uno dei due estremi di un’altalena in cui dall’altra parte c’è la fiducia. Quando la fiducia cala, la paura sale. E viceversa. La mancanza di fiducia ci porta a voler controllare il corso delle cose, per paura di soffrire, di rimanere deluse, di non arrivare dove vogliamo.

Ma senza fiducia non riusciamo a vivere pienamente.

Fiducia non significa avere la certezza che andrà sempre tutto bene, ma che le cose hanno un senso. Che come succede in natura la vita ha diverse fasi: all’inverno segue la primavera.

Lasciar andare è difficile perché significa accettare i sentimenti di delusione e di perdita, che seguono alla rinuncia di qualcosa che forse un tempo è stata importante per noi. Ma è l’unico modo per liberarcene e fare spazio a cose che ci fanno stare veramente bene adesso!

 

Sei tu a decidere chi sei

 

Io non sono quello che mi è successo, io sono quello che scelgo di diventare” (Carl Jung)

 

Eppure tenersi stretto il dolore non serve a farlo passare, rimuginare sulle nostre esperienze negative non serve a cambiarle e sforzarsi di progettare una vita perfetta non ci risparmierà le delusioni e le cadute.

Per quanto difficile sia, solo l’accettazione rende liberi di andare avanti e di cambiare le cose.

I pensieri sono solo pensieri non realtà. Ci identifichiamo con loro perché sono una parte della nostra mente, ma non sono reali. Anzi, sono Mr. Hide: sono nostri nemici, cercano di distruggerci.

Eppure a volte ci siamo così immersi da non accorgerci del presente. E quello che ci perdiamo è il qui e ora: il mondo reale che c’è attorno a noi in questo momento, con tutte le sue opportunità.

Sta a te non lasciarti definire dal passato ma da quello che vuoi essere oggi. E sta sempre a te scegliere cosa vuoi veramente: se vuoi accontentarti per paura di rischiare o puntare al meglio.

La vera libertà è non vivere intrappolati nella nostra mente!

 

Superare i pensieri ossessivi

 

Lasciar andare i pensieri ossessivi non è facile. Mr. Hide come tutte le creature viventi tende all’autoconservazione. Non rinuncia facilmente a ciò di cui si nutre: la nostra energia. Ma ci sono dei modi in cui possiamo disinnescarlo:

 

1. Fare esercizi di presenza

Essere presenti vuol dire essere nel qui e ora. Non dentro la tua testa. E neanche lontano nello spazio o nel tempo. Semplicemente presenti. Semplicemente si fa per dire, perché riuscire a non farsi distrarre dalle divagazioni della mente è una delle cose più difficili in assoluto. Provare per credere!

Metti la sveglia tre o quattro volte nel corso della giornata, e quanto suona presta attenzione ai tuoi pensieri. Sei presente o stai divagando? Se stai divagando, “scuotiti” e torna a porre l’attenzione nel qui è ora. Prova a restare presente per  10 minuti di seguito e guarda cosa succede.

 

2. Scrivere un diario

Scrivere i nostri pensieri e uno dei modi più efficaci per lasciarli andare. Proprio come succede con le liste di cose da fare, se li affidiamo a un supporto fisico i pensieri tendono a lasciare la nostra mente. Inoltre, scriverli ci permette di analizzarli per capirne il pattern, la forma ricorrente.

Giorno dopo giorno prendendo nota delle nostre “ruminazioni” interiori, possiamo capire da dove partono i nostri pensieri, che forma prendono, come si sviluppano e dove sfociano. Possiamo inoltre capire quali sono i pensieri ricorrenti e le paure che scatenano.

 

3. Camminare

Camminare è una delle mie attività preferite. E ha tantissimi benefici: non solo ci aiuta a tenerci in forma e a stare bene, ma ci aiuta anche a superare i pensieri ossessivi. Sì perché l’atto di camminare è altamente simbolico. Camminando facciamo vivere al nostro corpo quello che servirebbe alla nostra mente: cambiare prospettiva e lasciarsi le cose alle spalle.

Quindi quando il tuo Mr. Hide ti da il tormento, se non hai voglia di scrivere, molla tutto e vai a farti una passeggiata. Presta attenzione al mondo intorno a te: al sasso che calpesti, al paesaggio che hai davanti e alla natura che ti circonda. Non c’è niente di meglio per capire che la realtà non sta dentro ma fuori di noi.

 

4. Guardare le cose dall’alto

Per finire puoi fare questo esercizio di visualizzazione. Immagina di aver camminato fino alla cima di un’alta montagna. Ti siedi in vetta baciata dal sole. E da lì guardi giù. Tutti i problemi che ti angustiano e che ritornano nei tuoi pensieri ossessivi sono nella valle sotto di te.

Vedere le cose dall’alto serve a distaccarsene e a metterle in prospettiva. Tu come vedi i tuoi problemi dall’alto? Che importanza hanno ora? Hanno ancora il potere di farti stare male? Su quali vale la pena investire energie preziose?

 

Lasciare andare

 

Opporsi alle cose costa alla lunga molta più fatica che cercare di comprenderle e accettarle.

E tuttavia è una cosa estremamente difficile: è una vera e propria conquista nel nostro percorso di crescita personale.

Se non credete a me, credete a Richard Bach, che lo spiega molto bene con questa “favola” che apre il suo libro “Illusioni”:

 

“C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo.
La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo.
Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di essere aveva imparato sin dalla nascita.
Ma finalmente una delle creature disse: ‘Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia.’
Le altre creature risero e dissero: ‘Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia.’
Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e frantumata contro le rocce.
Ciononostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più né contusa né indolenzita”

 

 

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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