obiettivi efficaci

Obiettivi: 5 strategie per definirli in modo efficace

“Il successo durevole non avviene mai per caso, bensì di proposito. È il risultato naturale che deriva dall’intraprendere azioni efficaci e dal formulare pensieri efficaci” – Bryan Mayne

 

A quanto pare, nella strada verso il successo la fortuna non conta: certo, ci può avvantaggiare, ma questo non sempre fa la differenza. Per ribadire la tesi, Bryan Mayne, nel suo libro “Goal Mapping”, ci ricorda alcuni casi emblematici: Abraham Lincoln, per esempio, nacque in condizioni di povertà assoluta, e non ricevette più di 3 mesi di istruzione formale in tutta la sua vita. Ma questo non gli impedì, tra le altre cose, di combattere contro la schiavitù e diventare uno dei presidenti americani più amati di sempre.

Oppure pensiamo a Thomas Edison, l’inventore più prolifico del XX secolo (brevettò più di 1200 invenzioni): anche lui non ricevette che pochi mesi di istruzione formale, peraltro con scarsi risultati. Tutta la sua preparazione scientifica fu quindi acquisita grazie allo studio indipendente.
Passando a qualcosa di meno “leggendario”, pensa che lo stesso Mayne, oggi autore di libri e formatore riconosciuto a livello internazionale, era affetto da dislessia: questo gli impedì, fino ai 29 anni, di leggere e scrivere correttamente!

Come dimostrano un sacco di studi e ricerche la chiave del successo sta nella capacità di porsi degli obiettivi efficaci.

Fissare obiettivi è, fondamentalmente, la capacità di focalizzare la mente su qualcosa per far sì che si realizzi. Siamo esseri dotati di istinto e di intelletto, e questo ci offre l’enorme opportunità di scegliere consapevolmente il nostro obiettivo evolutivo personale, oltre a quello predeterminato dalla natura: sopravvivere, avanzare e prosperare.

Se non stai formulando obiettivi funzionali alla tua vita, il tuo subconscio agirà di default, trasformando in obiettivi da raggiungere i tuoi pensieri dominanti (e no, non è una gran cosa, dato che i nostri pensieri dominanti sono quasi sempre negativi!).

Nonostante si parli sempre più dell’importanza del “goal setting”, sono di fatto ancora poche le persone che concretamente si pongono degli obiettivi, nel lavoro come nella vita personale. Può essere a causa della pigrizia (cambiare è faticoso, lo sappiamo), della paura (in particolare del fallimento), o magari per la difficoltà di riconoscere che siamo responsabili di quello che non funziona nella nostra vita (è molto più comodo trovare colpe all’esterno di noi).

Molto più spesso, le persone vorrebbero porsi degli obiettivi, ma non sanno concretamente come farlo: porsi un obiettivo in modo sbagliato, purtroppo, è inefficace tanto quanto non porselo affatto!

Ecco perché, per chiudere in bellezza il nostro mese dedicato a questo argomento, abbiamo pensato di raccogliere qualche strategia utile a definire al meglio i nostri obiettivi, in modo da aumentare le chance di realizzarli davvero.

Sei pronta? Cominciamo!

 

1. Allinea gli obiettivi ai tuoi “perché”

Quando pensiamo agli obiettivi, l’approccio che usiamo generalmente è questo: pensiamo a cosa vogliamo ottenere e poi (forse!) pensiamo a come possiamo ottenerlo.

Raramente ci si ferma a riflettere sulle motivazioni profonde che ci fanno desiderare di raggiungere proprio quell’obiettivo, e non un altro.
Eppure, questo schema andrebbe rovesciato completamente: quello che davvero conta, infatti, è avere chiaro il perché vogliamo qualcosa. Ed è quindi da qui che dobbiamo partire.

Secondo Simon Sinek – uno degli oratori più apprezzati a livello internazionale sul tema della leadership, diventato celebre con il suo libro “Parti dal perché”il denominatore comune alla base del successo di persone e aziende è proprio la capacità di agire partendo da un ideale profondo: un “perché” così forte e trascinante che si traduce – all’interno – in motivazione e guida per il comportamento individuale, e – all’esterno – nell’opportunità di farsi apprezzare e scegliere dal pubblico. Secondo Sinek, infatti, le persone “non comprano quello che fai, ma il perché lo fai”.

Questo ragionamento sta in piedi anche se pensiamo a grandi leader del pensiero (Martin Luther King, Gandhi) i cui “perché” sono stati capaci di ispirare un gran numero di persone e di dare vita a movimenti trascinanti nutriti dalla forza, dalla coerenza e dall’autenticità dei loro messaggi.

Su Ojaja abbiamo dedicato molto spazio al tema dell’intenzione consapevole, proprio perché siamo convinte che il punto di partenza per il cambiamento coincida con l’essere allineate ai nostri bisogni profondi.

Prendendo spunto da quello che ci suggerisce Sinek, come prima cosa ti invitiamo quindi a rivolgere la tua attenzione verso l’interno, e definire i tuoi obiettivi solo dopo esserti presa il tempo di fare un po’ di chiarezza sulle cose veramente importanti, su ciò che davvero è in grado di aggiungere valore alla tua vita.

In cosa credi? Perché lo fai? Cosa ti muove?

Nel trovare i tuoi perché, puoi lasciare che siano i tuoi valori a farti da bussola. O puoi provare a scoprire il tuo Ikigai, cioè quella “ragione ultima” attorno alla quale dovrebbe muoversi la nostra esistenza.

 

2. Un solo obiettivo, un piano dettagliato per arrivarci

Sicuramente sono tanti i cambiamenti che vorremmo vedere realizzati, ed è quasi matematico farsi prendere la mano (soprattutto ora che l’anno sta per terminare e già cominciamo a pensare alla prossima lista dei buoni propositi 😉 )
Avere troppi obiettivi in un orizzonte temporale ristretto è il modo migliore per non realizzarne neanche uno, dato che è quasi impossibile avere energia e motivazione da dedicare a tutto.

La soluzione, quindi, è quella di concentrarsi su un solo obiettivo importante alla volta: quello che ha l’impatto maggiore sulla nostra vita, che può davvero fare la differenza.

Concentrati sulle tue priorità, e poi fai una scelta.

So che può sembrarti limitante, ma davvero: un solo obiettivo – se ambizioso e impegnativo – è sufficiente! Sul lungo periodo, focalizzarsi su una sola cosa alla volta ti porterà sicuramente più lontano che tentare di seguirne mille tutte assieme.
Se sei partita dai tuoi perché, sicuramente l’obiettivo che hai definito è davvero significativo, e magari per concretizzarsi ha bisogno di un lungo periodo (un anno magari, o anche di più). Ora, ti sembra un obiettivo unico: in realtà, è una somma di obiettivi intermedi, più o meno grandi, che vanno raggiunti uno dopo l’altro.

Uno degli errori che facciamo più spesso rispetto ai nostri obiettivi e proprio quello di sottostimare l’impegno necessario a raggiungerlo: come dice Mark Manson, trovare un obiettivo – soprattutto se entusiasmante – è la parte facile, quello che è difficile è comprendere e accettare i compromessi (come i costi, la fatica, il tempo) necessari a realizzarlo.

Per rendere il tuo obiettivo efficace, quindi, spezzalo in tanti sotto-obiettivi di durata inferiore. Aiutati facendo backward planning: immaginandoti all’arrivo, quali passi avrai dovuto fare per essere lì? Cosa avrai fatto, ad esempio, il giorno prima, 1 settimana prima, tre o sei mesi prima?
Ragionando a ritroso, avrai un piano d’azione dettagliato che servirà come guida per raggiungere il tuo obiettivo: avrai scongiurato un altro grande errore che tendiamo a fare nel goal setting, ossia quello di non pianificare gli step necessari a raggiungere la meta.

 

3. Formula i tuoi obiettivi in modo S.M.A.R.T.

Nel 2011, alcuni ricercatori hanno messo insieme oltre 38 studi sulla definizione degli obiettivi, producendo una vasta meta-analisi sull’argomento.

Ciò che hanno scoperto è che gli obiettivi che “funzionano” hanno queste 3 caratteristiche:
– Sono allineati alle nostre risorse: sono effettivamente realizzabili e rispecchiano chi siamo (vedi punto 1)
– Sono traducibili in azioni: è chiaro e definito il processo che ci porterà a raggiungere l’obiettivo (vedi punto 2)
– Sono misurabili: ossia, sono formulati in maniera chiara e specifica, in modo da rendere possibile la loro valutazione.

Veniamo proprio all’ultimo punto: se il tuo obiettivo non è chiaramente definito, come farai a sapere se e quando l’avrai raggiunto? Mettiamo che tu abbia la necessità di perdere peso: “perdere peso” è un po’ vago come obiettivo, no? Se oggi peso 300 grammi in meno di ieri, il mio obiettivo è da considerarsi raggiunto?

Per definire in maniera più efficace i tuoi obiettivi, puoi quindi adottare il famoso approccio S.M.A.R.T. e verificare che siano:

  1. Specifici: descrivili nella maniera più chiara, semplice e dettagliata (tutti i punti precedenti dovrebbero averti dato già numerose indicazioni in proposito)
  2. Misurabili: come farai a sapere se hai raggiunto l’obiettivo? Fissa dei parametri che ti consentano di valutare i risultati, anche strada facendo
  3. Realizzabili (Achievable): obiettivi veramente efficaci sono in equilibrio tra l’essere ambiziosi – devono affascinarci e motivarci, in quanto espressione del nostro perché! – e l’essere realistici, proprio per evitare il rischio di vederli naufragare rapidamente
  4. Rilevanti: rappresentano quello che vuoi veramente? Faranno la differenza nella tua vita? Sono delle tue priorità? I benefici che ne ricaverai nel lungo periodo sono superiori ai costi o all’impegno che devi sostenere per raggiungerli?
  5. Definiti nel Tempo: imposta una deadline per il tuo obiettivo, e scadenze intermedie per tutti i sotto-obiettivi. Poi inserisci tutto nel calendario!

 

4. Trasforma il tuo obiettivo in un mantra

Guy Kawasaki – famoso manager statunitense, conosciuto per aver contribuito al lancio dei computer Macintosh negli anni ‘80 – è autore di svariati libri in ambito business. In uno di questi, afferma che le aziende dovrebbero imparare a trasformare le proprie dichiarazione d’intenti (le famose mission, solitamente lunghe, scritte in modo eccessivamente complesso e con poco potere di attrarre il pubblico) in brevi “mantra” di 2-5 parole che riassumono i valori fondanti dell’organizzazione. Quelle che lo hanno fatto, assicura, sono state in grado di sbaragliare la concorrenza (come vedi, ci sono molte similitudini con le considerazioni di Sinek sul conoscere i propri perché).

“Mantra” è un termine sanscrito che significa “espressione sacra”, e consiste in una o più parole da ripetere continuamente. Nella tradizione Hindu, i mantra erano collegati alle pratiche religiose dei devoti, rappresentando un aiuto nel processo di cambiamento grazie alla loro capacità di agevolare la focalizzazione.

Perché non fare nostra questa tecnica e provare ad applicarla ai nostri obiettivi?

Una volta che avrai descritto con chiarezza il tuo, prova a catturarne l’essenza riassumendolo in una brevissima frase facile da ricordare.
Il tuo mantra deve essere in grado di emozionarti e di ricordarti sempre del perché che c’è dietro al tuo obiettivo. Diventerà così uno stimolo utile a motivarti, soprattutto nei momenti di difficoltà, e per guidare le tue azioni verso l’obiettivo.

Visto che il mantra agisce attraverso la ripetizione, fai in modo di renderlo il più possibile presente intorno a te: scrivilo su dei post-it e attaccali sulla scrivania, sul tuo computer, sul frigo, accanto al comodino, sullo specchio del bagno… Imposta il mantra come desktop del tuo PC o dello smartphone. Se è l’obiettivo di una vita, potresti addirittura considerare di tatuartelo sul braccio 😉

Le immagini, ancora più delle parole, riescono a impressionare il nostro subconscio evocando emozioni: ti consiglio quindi di inserire il mantra anche nella tua vision board, o di crearne una dedicata.

5. Scegli obiettivi di processo

Come abbiamo visto, quando impostiamo i nostri obiettivi di solito ci concentriamo sull’output, ossia sul risultato finale che desideriamo raggiungere (per esempio: correre la maratona di New York). Grandi, lontani: ci dimentichiamo che i nostri obiettivi sono in realtà dei viaggi, che consistono in determinati processi da acquisire e applicare un passo dopo l’altro, e non soltanto destinazioni.

Ricerche recenti dell’università di Harvard dimostrano che soltanto chi è davvero in grado di stabilire routine a supporto del proprio obiettivo, e integra le abitudini necessarie nella propria vita, può infatti arrivare alla meta, e soprattutto mantenere il successo raggiunto anche nel tempo.

Spostare l’attenzione sul processo, più che sul risultato finale, impegnandosi a fare un piccolo passo nella giusta direzione ogni giorno, è quindi il modo migliore per arrivare all’obiettivo quasi senza accorgersene! Tornando al nostro esempio, se vuoi partecipare a una maratona ma non hai mai corso prima d’ora, potresti ad esempio impegnarti per correre intanto 10 minuti ogni giorno. Non è un grosso sforzo, no? Pian piano potrai aumentare i tempi, ma sarà più facile nel momento in cui sarà diventata un’abitudine.

Il vantaggio del goal setting basato sul processo, è che puoi cominciare a lavorare sul tuo obiettivo in modo “slow”: non è il grande sforzo una tantum (come quello che puoi immaginare se pensi solo all’obiettivo finale), ma la costanza nel ripetere un impegno piccolo, che farà la differenza e ti porterà lontano!

Scegliere un obiettivo di processo, anziché di risultato, ti aiuterà innanzitutto a vincere la naturale resistenza al cambiamento, ma anche a gestire con più efficacia e tranquillità i successi così come gli inevitabili fallimenti, e ad affrontare più facilmente gli ostacoli (in particolare se non erano pianificati), perché avrai il tempo di smantellarli un po’ per volta. Focalizzarti sul processo ti aiuterà anche a restare agganciata al presente, limitando l’ansia che deriva dall’anticipare gli eventi futuri, inevitabile soprattutto se il risultato finale ci spaventa!

Per finire, ricorda che il risultato finale lo puoi controllare fino ad un certo punto: è esterno, e per questo condizionato da tante variabili che non dipendono solo da te. Il processo, invece, è fondamentalmente interno, è per questo è vantaggioso metterlo in evidenza: se ragioniamo a partire dalle abilità e/o abitudini che dobbiamo coltivare per supportare la realizzazione del nostro obiettivo e riusciamo a metterle in atto, una volta raggiunto il risultato finale sarà ormai radicato nella nostra routine quotidiana, e saremo in grado di renderlo duraturo nel tempo.

 

Felicemente freelance, mi occupo di strategie di comunicazione sul web e sui social network. Lavorare in proprio è certamente una sfida, ma è ricca di meravigliose opportunità: attraverso Ojaja mi piacerebbe connettermi ad altre donne creative e coraggiose, che desiderano costruirsi un lavoro (e una vita) su misura dei loro sogni.

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