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Mindfulness: l’importanza di vivere con consapevolezza il presente

Da qualche anno a questa parte, di Mindfulness ne parlano un po’ tutti: decine e decini di libri, articoli, ricerche e corsi hanno contribuito a creare interesse attorno a questo tema e a diffonderlo in una molteplicità di ambiti e contesti diversi.

Anche tu ne hai sentito parlare spesso, ma non hai ben chiaro di cosa si tratti esattamente?

Niente paura: per tutto il mese di maggio su Ojaja cercheremo di fare un po’ il punto, e spiegarti perché e in che modo la Mindfulness può portare enormi benefici alla tua vita.

Cominciamo subito dalla definizione: Mindfulness è una parola inglese, che in italiano potremmo tradurre con “consapevolezza”, anche se ha un’accezione un po’ più ricca di sfumature rispetto a quello che intendiamo abitualmente. Letteralmente significa “pienezza della mente”, e fa riferimento a un modo di fare esperienza diretta del mondo che ci circonda, oltre che di noi stessi.

La mindfulness non è quindi una teoria o una tecnica particolare, ma uno “stato” che possiamo sperimentare (e abbiamo sperimentato, magari senza saperlo) tutti: secondo uno dei pionieri di questo approccio, il biologo Jon Kabat-Zinn, la mindfulness consiste nel prestare attenzione al momento presente, con intenzione e senza giudizio.

 

“Il momento presente è il solo momento di cui disponiamo, è la porta di ogni momento.” THICH NHAT HANH

 

La Mindfulness ci insegna quindi a entrare in contatto con la realtà del nostro “qui e ora”, mantenendo la piena lucidità e la capacità di accogliere senza giudicare quanto accade dentro e fuori di noi, momento dopo momento. È una sorta di allenamento dell’attenzione, attraverso il quale possiamo imparare a dirigerla e focalizzarla per percepire appieno il momento: le sensazioni fisiche che sentiamo, i pensieri, gli stati d’animo, i dettagli (suoni, colori, odori) di quello che sta accadendo.

Le origini della mindfulness

Anche se l’argomento sembra essere diventato di particolare rilevanza solo negli ultimi anni, la Mindfulness come la intendiamo oggi nasce grazie alle intuizioni del dott. Jon Kabat-Zinn, biologo e professore nella clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts, che alla fine degli anni ‘70 mette a punto un programma per aiutare le persone ad affrontare meglio lo stress e la sofferenza, e migliorare così la qualità della propria vita.

Si tratta del protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) ossia uno speciale training fisico e psicologico della durata di 8 settimane basato proprio sulla pratica della consapevolezza.

Ma la Mindfulness affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo: l’MSBR è infatti una versione sintetica e “occidentalizzata” di una ricca serie di insegnamenti millenari che spaziano dal Buddhismo zen alla filosofia greca.

 

“Di tutte le cose esistenti alcune sono in nostro potere, e altre non sono in nostro potere… Gli uomini sono disturbati non dalle cose, ma dai punti di vista che si formano riguardo alle cose.” – Epitteto

 

Mindfulness fa originariamente riferimento al termine sati, che in sanscrito significa essenzialmente “consapevolezza”, “attenzione”, “piena presenza mentale” : una qualità dell’essere necessaria a giungere all’illuminazione, da coltivare attraverso una pratica quotidiana.

Questo “allenamento” per disciplinare la mente, serviva a ridurre la sofferenza causata dalle nostre percezioni distorte sulla realtà. Solo superando queste illusioni era possibile il raggiungimento di un equilibrio emozionale e di un benessere psicologico duraturi.

L’importanza di vivere nel “qui e ora”

Portare una più piena consapevolezza al momento presente nella nostra vita quotidiana è fondamentale per il nostro benessere.

Il presente è l’unico tempo che esiste e possiamo sperimentare realmente nella nostra esistenza. Sembra piuttosto ovvio: ma è davvero nel “qui e ora” che viviamo le nostre vite?

Oggi siamo sottoposti a un tale bombardamento di stimoli che reclamano la nostra attenzione su mille e più fronti, spesso contemporaneamente. Mentre facciamo una cosa stiamo già pensando alla prossima, o stiamo rimuginando su quello che è già stato: la nostra mente vaga incessantemente da un pensiero all’altro, da una cosa all’altra, nel tentativo di tenere il passo e analizzare tutto quello che ci sembra importante.

Perdendo la connessione con il momento presente, ci ritroviamo proiettati con i nostri pensieri (e le nostre emozioni) altrove rispetto a quello che stiamo vivendo, vagando con la mente nel futuro o nel passato. Questo spostamento mentale “nel tempo” non è privo di conseguenze: la prima e più importante è la creazione di uno stato di disagio del tutto innecessario.

Come afferma Heckart Tolle, autore del bellissimo libro “Il potere di adesso, proprio negando il presente siamo noi stessi a fare spazio alla sofferenza. Tutte le paure (ansia, tensione, stress, preoccupazione) sono originate da una proiezione eccessiva nel futuro, mentre tutte le forme di risentimento, giudizio, rimorso e senso di colpa sono causate dal nostro permanere troppo nel passato.

 

“Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi è un dono, per questo si chiama presente”. – Kung Fu Panda

 

Il sovraccarico mentale ed emotivo che questo modo di vivere si porta dietro ci impedisce di pensare con chiarezza, di rimanere in contatto con i nostri bisogni e imparare a gestire meglio le nostre emozioni. Ci stanca e ci esaurisce, e ci toglie l’opportunità di sperimentare quella sensazione di calma e tranquillità interiore che solo la consapevolezza del presente può portarci.

È noto che la sofferenza dipende in gran parte dall’identificazione che avviene tra i nostri pensieri e la nostra identità. Noi non siamo i nostri pensieri, e i nostri pensieri non sono la realtà: sono semplicemente pensieri, che come nuvole vanno e vengono nel cielo. Noi possiamo osservarli fluire e scegliere di non seguirli, mantenendo un distacco positivo e profondamente liberatorio.

Se sappiamo prestare ascolto, possiamo essere consapevoli in ogni momento di dov’è la nostra attenzione, e scegliere dove dirigerla.

I benefici della mindfulness

Il percorso MSBR si è dimostrato utile sia nel trattamento di disturbi di tipo medico (es. Terapia del dolore cronico) che in quelli di tipo psicologico (ansia, depressione, disturbi psicosomatici, ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze): per questo, il metodo Mindfulness ha cominciato a diffondersi in tutto il mondo in modo sempre più capillare.

Sono diversi gli studi e le ricerche che dimostrano come una pratica regolare di Mindfulness porti a un generale miglioramento della qualità della vita, della soddisfazione personale e della felicità.

Questo avviene grazie alla combinazione di più fattori: la consapevolezza del momento presente ci regala un maggior senso di ricchezza e quindi di apprezzamento della nostra vita, una maggiore produttività (grazie alla capacità di focalizzare l’attenzione), un senso di pace che si genera dall’imparare ad accogliere quello che accade senza giudicare (e giudicarci).

Essere presenti ci consente di riconoscere rapidamente i pensieri automatici, favorendo un rapporto più costruttivo con la nostra attività mentale: siamo in grado di scegliere consapevolmente come reagire e come rapportarci alle proprie esperienze senza farsi travolgere.

Come praticare la mindfulness

Spesso si confonde la mindfulness con la meditazione, intesa come “tecnica” formale da praticare in un momento definito e circoscritto nella nostra giornata, magari seduti a gambe incrociate nella posizione del loto. In realtà, la mindfulness può essere anche qualcosa di molto più semplice e immediato, e per questo può essere applicata in ogni momento, in ogni cosa che facciamo.

Si tratta solo di “ricordarsi” di essere presenti, e mettere tutta la nostra attenzione in quello che sta accadendo in quel determinato momento, cercando di ricondurre la mente al “qui e ora” con gentilezza e senza giudicarci nel momento in cui ci sorprenderemo a vagare con la mente!

Hai mai fatto l’esperienza di fermarti del tutto,
di essere così totalmente nel tuo corpo,
di essere così totalmente nella tua vita
che quel che già sapevi e quello che non sai,
e quel ch’è stato e quel che ancora dev’essere,
e le cose come stanno proprio ora
non ti danno neanche un filo d’ansia o disaccordo?
Sarebbe un momento di presenza totale,
al di là della lotta, al di là della mera accettazione,
al di là della voglia di scappare o sistemar le cose o tuffarcisi dentro a testa bassa:
un momento di puro essere, fuori dal tempo,
un momento di pura vista, pura percezione,
un momento nel quale la vita si limita a essere,
e quell’”essere” ti prende, ti afferra con tutti i sensi,
tutti i ricordi, fin dentro i geni,
in ciò che più ami,
e ti dice: benvenuto a casa.

JON KABAT-ZINN

 

Felicemente freelance, mi occupo di strategia digitale e comunicazione sul web e sui social. Lavorare in proprio è certamente una sfida, ma è ricca di meravigliose opportunità: attraverso Ojaja mi piacerebbe connettermi ad altre donne creative e coraggiose, che desiderano costruirsi un lavoro (e una vita) su misura dei loro sogni.

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