hygge: il metodo per la felicità

Le parole chiave del metodo hygge per la felicità

“Vivere non è abbastanza,” disse la farfalla, “bisogna avere anche il sole, la libertà e un piccolo fiore” Hans Christian Andersen

 

La via danese alla felicità

Hygge. Di sicuro ne avrai sentito parlare: dopo che è stata inserita tra le parole dell’anno 2016, sono state dedicate a questo tema tonnellate di libri, articoli, blog e, per essere sinceri, anche una buona dose di trovate pubblicitarie.

Ma cosa significa esattamente? Derivante da una parola norvegese che significa “stare bene”, il concetto di hygge è stato adottato dalla Danimarca fin dal 1800 e da allora è diventato parte dello spirito nazionale danese.

Come spiega Meik Wiking, autore del libro Hygge. La via danese alla felicità, si tratta di una caratteristica peculiare dell’identità culturale danese, parte integrante del DNA nazionale. Come la libertà per gli americani, o l’ingegno per gli italiani insomma. Tanto che la Danimarca ha chiesto per l’hygge il riconoscimento come patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Il fatto che l’hygge sia una via alla felicità è poi dimostrato dalle statistiche. Da anni ormai la Danimarca, assieme alle sorelle scandinave Finlandia e Norvegia, occupa il podio delle nazioni più felici secondo il Rapporto mondiale sulla felicitàE secondo i suoi abitanti il merito, oltre ad un welfare pubblico e sociale indubbiamente invidiabile, andrebbe proprio al loro stile di vita hygge.

Che trasforma il clima potenzialmente deprimente dei paesi nordici, fatto di lunghe giornate fredde e buie, nella magia dell’inverno: la stagione del freddo fuori e del caldo dentro. Delle luci, delle feste, della cioccolata calda, del raggomitolarsi sotto le coperte, del bianco avvolgente della neve e del rosso scoppiettante del fuoco nel camino.

 

Le parole chiave della felicità

 

“Hygge is about having less, enjoying more; the pleasure of simply being. It is generous and celebratory, a way to remember the importance of the simple act of living itself.” Louisa Thomsen Brits

 

Pare che una traduzione precisa del termine non sia possibile, perché questo lifestyle deriva piuttosto da una serie di fattori che si combinano tra loro. Per questo ho deciso di parlarne attraverso l’esplorazione delle parole chiave che mi pare lo caratterizzino.

Intimità

Molto dello spirito hygge ha a che fare con un senso di intimità.

Come spiega l’antropologa Jeppe Linnet, che in Danimarca è considerata un’esperta, hygge è “quell’esperienza che facciamo quando ci troviamo in una situazione in cui ci sentiamo completamente a nostro agio, e che possiamo permetterci di vivere essendo totalmente noi stessi”.

Una situazione caratterizzata quindi da un piacere dello stare qui e ora, che deriva tanto dall’atmosfera (accogliente, familiare, raccolta) che si respira nel luogo fisico in cui ci troviamo, quanto dall’interazione (piacevole, divertente, rilassata) che instauriamo con le persone che ci stanno attorno.

 

Lentezza

La lentezza è estremamente hygge. La filosofia hygge nasce, e si diffonde negli ultimi anni, proprio come antidoto allo stress, ai ritmi serrati della vita occidentale.

Rallentare, stare nel momento presente senza affrettarsi, godersi le piccole cose sono tutte sfaccettature dello spirito hygge.

Al bando quindi, le notifiche superflue che ci tengono attaccate allo smartphone tutto il giorno, così come le mail di lavoro nel weekend.

Via libera invece al godersi la bellezza del tramonto e un bel bagno caldo a lume di candela al posto di una doccia veloce. E ancora allo stare con i figli e giocare con gli amici: chissà che il recente ritorno dei giochi da tavolo non sia dovuto proprio alla crescente popolarità del metodo hygge!

 

Luce

Uno degli elementi che caratterizza l’hygge è la luce.

Come abbiamo detto, nei paesi nordici in cui nasce, l’inverno è una lunga serie di giornate con molte ore di buio. Dovendo illuminare la casa per molte ore al giorno, i danesi preferiscono allora abbassare quella delle luci artificiali (che devono essere comunque sempre essere calde e a bassa temperatura) e accendere candele.

Si stima che ogni danese bruci in un anno 6kg di cera! Le candele sono in ogni stanza, e accompagnano ogni momento della vita, dalla cena, al bagno, alla lettura. E contribuiscono a creare quel senso di intimità e comfort caratteristico dell’hygge.

Tanto che in danese guastafeste si dice “lyseslukken”: letteralmente, colui che spegne le candele!

 

Natura

Un’altra parola chiave per capire il metodo hygge è natura: il rapporto con la natura deve permeare tutta la vita dell’uomo.

Interno ed esterno si devono compenetrare: spesso, ad esempio, nell’arredamento e nel design danese, la natura entra nelle case. In cui c’è molto legno e pietra, in cui ci sono molte piante, in cui i colori sono naturali e il camino sempre accesso.

E dall’altra parte ogni giorno e ogni momento libero è buono per uscire nella natura, per una passeggiata o una corsa in bicicletta. Per rallentare al ritmo dello spettacolo di un tramonto.

Pensate che proprio in Danimarca nasce, nel 1950, la prima forma di asilo nel bosco, per merito di Ella Flatau, una mamma che condividendo con i suoi bambini i giochi nel bosco, riuscì a fare di questa esperienza una scuola pedagogica oggi ormai internazionale.

 

Relazioni

Non dovremmo mai dimenticare che il cuore dell’esperienza hygge sono le relazioni, i rapporti umani. Nessuno è hygge da solo.

Non ci sono intimità, lentezza, comfort che tengano se non sono condivisi con gli amici e con le persone care.

I danesi hanno capito quello che le ricerche del World Happiness Forum hanno confermato: che i rapporti sociali influiscono più del reddito nella percezione soggettiva di felicità. Come spiega il paradosso di Easterlin, o paradosso della felicità, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino a un certo punto. Poi comincia a diminuire, seguendo una curva discendente. Ed è qui che entrano in gioco le relazioni sociali: sono queste che possono far risalire la felicità percepita.

Sono hygge allora le serate in famiglia o con gli amici, in cui ci si gode semplicemente il gusto di stare assieme, di condividere ricordi, emozioni e battute divertenti, accumulando così nuove esperienze di togetherness, che saranno ricordate la prossima volta.

 

Semplicità e comfort

Keep it simple. Less is more. Take it easy. Sono alcuni dei precetti hygge.

Hygge è non curarsi del superfluo, badare all’essenziale, a ciò che fa stare bene.

Hygge è sentirsi a proprio agio, poter essere se stessi, non affannarsi per apparire diversi o giusti o alla moda.

Hygge è vestirsi casual e rendere l’ambiente soft: calde coperte per il divano, morbidi cuscini, tappeti in finto pelo.

Hygge è soprattutto celebrare le piccole cose, riconoscere le piccole gioie quotidiane ed essere grati di ciò che si ha. Lasciar andare le cose che ci mettono ansia. Respirare e toglierci qualche peso dalle spalle.

 

Usare i cinque sensi

Ultimo ma non per importanza, come si usa dire, l’hygge è basato molto sul godersi le piccole cose belle della vita. E questo è possibile se ci godiamo ogni momento immergendoci in ogni esperienza con tutti cinque i nostri sensi.

Significa accarezzare lo sguardo con la luce soffusa. Ascoltare i suoni della natura. Sentire con il tatto la consistenza del legno dell’albero ma anche la morbidezza della coperta che ci avvolge. Gustarsi del comfort food senza sentirsi in colpa (hygge e cioccolato sono un binomio imprescindibile!). Assaporare il profumo del pane e dei biscotti cotti nel forno che si espande per tutta la casa…

Ma da un sondaggio condotto in Danimarca, pare che la cosa più hygge in assoluto siano le bevande calde: una tazza di tè fumante scalda le mani, profuma di agrumi, riempie la bocca di un gusto dolce, ideale per accompagnare le fredde giornate invernali.

 

Hygge italian style

“Il modo in cui viviamo i nostri giorni, è ovviamente, il modo in cui viviamo la nostra vita” Annie Dillard

 

Hygge è un concetto molto bello. Ma anche molto danese! Come possiamo tradurne le parole chiave nella nostra esperienza quotidiana, a misura di noi donne italiane? Ecco qualche consiglio su cosa non fare!

Se invitare gli amici a cena per una bella serata in compagnia, significa investire due giorni per tirare a lucido la casa e fare un pranzo da 5 portate, allora NON è hygge. Meglio andare al vostro ristorante, pizzeria o caffè preferito, e godersi ogni chiacchera e ogni risata senza l’onere di dover preparare.

Se trasformare la tua casa in un nido hygge significa passare il weekend al centro commerciale con 100.000 altre persone per accaparrarsi le candele più belle, le coperte più calde e la poltrona più… hygge (con cui fare colpo sugli amici che vengono a cena :)), allora NON è hygge. Meglio mettere la coperta della nonna sulla vostra poltrona un po’ sformata e aprire il vostro libro preferito con una bella tazza di cioccolata calda in mano.

Se vivere nella natura significa partire per la montagna quando lo fanno tutti, dopo aver perso due giorni a stipare tutto in valigia, allora NON è hygge. Meglio fare una passeggiata dietro casa o nel parco della tua città, visto che tutti gli altri sono partiti!

In sostanza, riparti dalle parole chiave: semplicità, intimità, lentezza. Se ti stressa non è hygge! 

 

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