profezia-che-si-autoavvera

I pensieri creano la realtà? La profezia che si autoavvera

Ti è mai capitato di immaginare qualcosa sulla tua vita, in relazione a un evento, un progetto, una relazione, che si è poi verificata esattamente come avevi previsto?

Magari, cominciando un nuovo progetto di lavoro, hai “sentito” che sarebbe andato molto bene, cosa che poi è stata dimostrata dai fatti. O, viceversa, in alcuni casi hai pensato di non essere all’altezza della situazione, hai immaginato problemi insormontabili e sviluppi negativi che si sono puntualmente presentati nella realtà, così come li avevi previsti.

Forse non sai che è una cosa che capita molto frequentemente (in particolare, purtroppo, quando l’effetto finale è negativo).

Non si tratta di essere “indovine”, o – semplicemente – di essere consapevoli delle proprie capacità o delle variabili oggettive che intervengono in una situazione. Il fatto di poter fare, per sé e per gli altri, previsioni che spesso si rivelano sorprendentemente accurate è legato soprattutto alle nostre aspettative, e all’effetto che queste hanno sui nostri e altrui comportamenti.

Proprio così: le nostre convinzioni, credenze e attese influenzano a livello inconscio il nostro modo di agire, che andrà nella stessa direzione delle aspettative che avevamo inizialmente, proprio per confermarle.

Questo fenomeno è ben noto in psicologia con il nome di profezia che si autoavvera” (self-fulfilling profecy, in inglese) e in questo post vogliamo darti qualche informazione utile per conoscerlo e sfruttarlo a tuo favore!

 

La profezia che si autoavvera: di cosa si tratta

La profezia che si autoavvera è un concetto noto e molto studiato nell’ambito della psicologia sociale. Attraverso questo fenomeno siamo in grado di comprendere come le nostre convinzioni sono in grado di influenzare pesantemente la costruzione della realtà, a livello individuale ma anche collettivo.

Il punto di partenza è sempre una convinzione inconscia che si manifesta semplicemente perché noi agiamo in allineamento ad essa. Ci comportiamo, insomma, come se quello che ci aspettiamo “fosse già vero e realizzato”, per cui mettiamo in atto, senza rendercene conto, tutta una serie di comportamenti che andranno proprio a confermare la nostra credenza (anche quando l’intento di base era proprio quello di evitare che si realizzasse).

Facciamo un esempio: ho un importante incontro di lavoro, in cui sono chiamata a fare una presentazione davanti a potenziali nuovi clienti, e vorrei dare il massimo. Però non sono sicura che quello che ho preparato sia abbastanza convincente; penso che i clienti non mi ascolteranno perché sono giovane e con poca esperienza, e, soprattutto, sento di non avere la fiducia e il supporto dei miei colleghi… Insomma, prevedo che l’incontro sarà un disastro. Risultato? Entrerò in sala sentendomi in imbarazzo, parlerò con la voce rotta perché mi sento insicura, magari mi dimenticherò dei passaggi importanti proprio perché il mio livello d’ansia sarà alle stelle. Interpreterò ogni sguardo dei clienti e dei colleghi come un rimprovero, prenderò ogni domanda che mi viene fatta come una critica e quindi sarò impacciata nelle risposte, costringendo magari qualcuno a intervenire in aiuto. Alla fine, insomma, l’incontro sarà davvero un disastro, e io ne uscirò ancora più convinta di non essere all’altezza di quel lavoro, confermando e rinforzando la mia convinzione di partenza.

Quale sarebbe stato l’esito se, invece, fossi andata all’incontro fiduciosa e sicura delle mie capacità?

 

“Che pensi di farcela, o di non farcela, avrai comunque ragione” – H. Ford

Nel caso della profezia che si autoavvera, è proprio il nostro comportamento illogico e razionalmente insensato che determina il compiersi di ciò che abbiamo previsto, anche – e soprattutto – davanti agli scenari più negativi.

Il primo a descrivere e spiegare questo fenomeno fu il sociologo Robert Merton, che già nel 1948 osservava come molti avvenimenti risultassero da una supposizione di partenza, che – pur essendo infondata – veniva confermata e realizzata per il solo fatto di essere creduta.

Prima di lui, anche W. I. Thomas, aveva affermato – nell’omonimo teorema – che “se credi che qualcosa sia reale, lo sarà nelle sue conseguenze”, applicando il suo principio a contesti economici (vedi ipotesi di fallimento di una banca, che – resa nota al pubblico – determina un ritiro massiccio di liquidità portando effettivamente al crack) o politici (le previsioni sull’inevitabilità di una guerra spesso forniscono le condizioni di base perché questa si verifichi davvero).

 

Profezie che si autoavverano: esempi e forme note

Anche Paul Watzlawick riprende le teorie di Merton e Thomas, andando a osservare come i media contribuiscano spesso ad alimentare la paura e innescare profezie che si autoavverano proprio grazie alla rilevanza data alle notizie con aspettative più negative e allarmistiche.
Per esempio: nel 1979 in California, i quotidiani cominciarono a pubblicare dichiarazioni sensazionalistiche riguardanti una probabile e immediata scarsità di carburante. Come reazione alla notizia, dodici milioni di automobilisti si precipitano a fare il pieno alle loro auto: nel giro di poche ore le scorte di carburante finirono, realizzando la profezia. Quello che si scoprì successivamente è che, in realtà, la diminuzione della disponibilità di carburante sarebbe stata così minima da avere effetti irrilevanti sulle normali attività quotidiane.

Insomma, la profezia che si autoavvera è l’ “effetto Edipo” di cui ha parlato anche il famoso filosofo della scienza, Karl Popper: nel noto mito, la previsione dell’oracolo si realizza proprio perché viene creduta. La volontà di evitare il verificarsi dell’effetto temuto innesca una serie di comportamenti che paradossalmente portano a realizzare l’effetto opposto, manifestando nella realtà la profezia iniziale.

La profezia che si autoavvera può riguardare processi intra-personali (cioè, una nostra convinzione influenza il nostro comportamento) ma anche processi inter-personali (quando la convinzione personale influenza il comportamento di qualcun altro). Entrambi i meccanismi entrano in gioco nelle forme più note di profezia che si autoavvera, che sono:

  • L’effetto Pigmalione
    Un esperimento classico condotto da Robert Rosenthal e Lenore Jacobsen negli anni ’60 ha fornito la prova all’idea che le nostre convinzioni possano influire e condizionare anche i comportamenti di qualcun altro. In questo caso, l’esperimento fu condotto in una scuola elementare, dove agli insegnanti venne detto che un gruppo di bambini (scelto assolutamente in maniera casuale!) aveva doti eccezionali e un potenziale di crescita molto elevato. A distanza di molti anni, le persone che facevano parte di questo gruppo vennero intervistate per confrontare i loro livelli di istruzione, reddito e successi personali con quelli delle persone che invece erano state indicate come “studenti nella norma” agli insegnanti. Beh, quasi tutti avevano conseguito risultati migliori, a dimostrazione del fatto che le aspettative degli insegnanti negli anni erano state in grado di influenzare le prestazioni degli studenti, che si sono livellate a queste.
  • L’effetto placebo
    Un altro esempio di profezia che si autoavvera molto noto è il cosiddetto “effetto placebo”. Si riferisce ai miglioramenti nei risultati o nelle condizioni di salute che si riscontrano in ambito clinico e/o scientifico sui soggetti che non hanno ricevuto alcun trattamento significativo, ma che sono convinte invece di averlo ricevuto. Insomma, la credenza di base (aver ricevuto un trattamento alla malattia) è talmente potente da modificare addirittura il nostro stato fisico.

 

Il circolo vizioso della profezia che si autoavvera

Nella maggior parte dei casi, le persone che innescano una profezia che si autoavvera non si accorgono di essere al centro di un fenomeno che dipende proprio da loro stessi, e i comportamenti che vengono messi in atto per evitare il verificarsi della convinzione di base sono del tutto inconsci e automatici.

Questo ci dimostra a quale livello il nostro subconscio sia suggestionabile, e quanto impattanti sono le conseguenze delle nostre convinzioni sulla realtà che viviamo.
Le profezie che si autoavverano, infatti, incidono significativamente sulla visione che abbiamo di noi stessi, degli altri e del mondo. In base a queste convinzioni, si creano schemi di comportamento stabili e piuttosto rigidi, che come abitudini (in modo quindi del tutto automatico) si ripeteranno nel tempo rinforzando stereotipi, pregiudizi, fissazioni o dando vita a dei veri e propri “copioni” che mettiamo in scena a conferma della nostra visione delle cose.

In base alla teoria della dissonanza cognitiva, le persone sono infatti portate ad agire sempre in direzione delle proprie convinzioni, evitando di “scontrarsi” con comportamenti opposti, anche se più utili e funzionali. Questo filtro applicato dalla nostra nostra mente non fa che rafforzare le convinzioni che abbiamo e incoraggiare nel tempo sempre lo stesso tipo comportamento. Anche per quanto riguarda gli altri, possiamo trovarci ad agire in modi che li incoraggiano a confermare le nostre supposizioni.

Ecco lo schema-tipo della profezia che si autoavvera:

  1. Nutriamo una credenza o una serie di credenze su noi stessi, sugli altri o sul mondo;
  2. Queste credenze influenzano le nostre azioni verso gli altri;
  3. Le nostre azioni verso gli altri, modellate dalle nostre convinzioni su di loro, influenzano a loro volta le convinzioni e i comportamenti che gli altri avranno nei nostri confronti;
  4. I comportamenti degli altri, allineati alle nostre convinzioni di partenza, non fanno altro che rafforzarle e incentivarle.

Questo ciclo può essere applicato in molti scenari e situazioni: nei contesti lavorativi, familiari, personali, fino a quelli collettivi legati ai comportamenti della società.

È facile intuire che il meccanismo alla base del fenomeno della profezie che si autoavvera possa alimentare nelle persone ansia, mancanza di autostima e depressione.

Una persona con un basso livello di autostima può avere pensieri molto negativi su se stessa (“Non valgo abbastanza”; “Non merito di essere felice”; “Non piaccio a nessuno perché sono sbagliata”; etc).
Queste convinzioni, se alimentate costantemente nel tempo, finiscono per farci agire in modo da trovare conferma nella realtà dei fatti, e in questo modo si rinforzano ulteriormente. Se non ce ne rendiamo conto e non facciamo nulla per fermare questo circolo vizioso, possiamo facilmente arrivare al punto in cui ogni cambiamento sembrerà impossibile o perlomeno inutile. Insomma, ci arrendiamo e smettiamo di inseguire i nostri sogni.

“Tutti noi dobbiamo liberarci da questo modo di pensare ‘povero me’. Non è utile e non realistico. Il pensiero negativo è contagioso perché porta a discorsi negativi e alla profezia che si autoavvera. Se ti convinci che la tua vita è terribile, allora vai a rendere la tua vita orribile ” – Dr. Allan Schwartz (2010).

 

Come uscirne?

Ora che hai scoperto che le nostre convinzioni possono influire enormemente sul nostro comportamento e su quello di chi ci circonda, hai già degli spunti pratici da applicare alle tue relazioni con gli altri, ma anche a quella con te stessa.

Il punto chiave, come sempre, è la consapevolezza: se non ci rendiamo conto di questi meccanismi, e – prima di tutto – delle credenze di base che li supportano, sarà molto difficile fermare il circolo vizioso della profezia che si autoavvera.

Come prima cosa quindi, possiamo provare ad identificare le nostre principali credenze o convinzioni su noi stessi e sugli altri, cercando di prendere coscienza delle reazioni automatiche che attivano (e degli esiti che si ripetono, soprattutto se hanno conseguenze spiacevoli). Solo a questo punto possiamo provare a verificarle (ci renderemo conto che molte delle verità che consideriamo “assolute”, non lo sono affatto!) e, facendo un ulteriore passo avanti, a metterle in discussione pensando a comportamenti nuovi e diversi da attuare nei rispettivi contesti.

Proprio qui abbiamo l’elemento che può aiutarci a uscire dallo schema: se riusciamo a mettere in discussione alcune delle nostre convinzioni più radicate, ci apriamo immediatamente a tanti punti di vista alternativi, in grado di rispecchiare maggiormente la dimensione soggettività della realtà. Questa infatti “cambia” a seconda del modo in cui la guardiamo e la interpretiamo.
Se temiamo e ci convinciamo che ci succederà qualcosa di negativo, inconsciamente innescheremo dei comportamenti che vanno proprio in quella direzione, impedendo di fatto la realizzazione di eventi positivi. Ci autosabotiamo, insomma. La percezione di positività o negatività, comunque, sarà soggettiva e legata ai nostri schemi di pensiero: saremo quindi portati a sopravvalutare gli avvenimenti negativi, e a ignorare o sottostimare quelli positivi proprio per rispecchiare le nostre convinzioni di base.

 

“La persona più influenzabile con la quale parlerai tutto il giorno sei tu. Fai molta attenzione, quindi, a quello che dici a te stesso.” – Zig Ziglar

Aumentare il nostro potere di scelta, considerando tutte le possibilità di una situazione, e focalizzare la mente sugli scenari più positivi è sicuramente un buon metodo per saltare fuori da queste “trappole” che la nostra mente ci tende. Sì, perché la profezia che si autoavvera può essere usata al rovescio, in modo da andare a nostro vantaggio!

Tieni sempre a mente i tuoi bisogni, i tuoi valori e i tuoi desideri, e usali per fissare obiettivi che ti entusiasmano, credendo sempre nelle tue capacità di raggiungerli.

Oltre a parlarti sempre con amore e rispetto, ricordati di avere un dialogo costruttivo anche con gli altri (perché, come abbiamo visto, le nostre aspettative influenzano anche i comportamenti altrui). Quante volte è successo che qualcuno ti abbia demoralizzato dicendoti che non ce l’avresti fatta, e magari te lo ha ripetuto così tanto che alla fine te ne sei convinta e hai mollato? Quante volte hai espresso giudizi negativi su qualcuno (figli, compagno/a, amici, colleghi) che puntualmente te li ha confermati con i suoi comportamenti?

Ognuno di noi, e il fenomeno della profezia che si autoavvera ce lo mostra chiaramente, è responsabile della propria realtà. Ricordiamocelo, e facciamo il possibile per realizzare la realtà che più si avvicina ai nostri desideri.

 

 

Lascia un commento