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Decluttering: fare spazio per ritrovare se stesse

“Il modo migliore per scoprire cosa è realmente necessario per noi è sbarazzarsi di quello che non lo è”. – Marie Kondo

Hai mai pensato che la chiave per riprendere in mano la tua vita possa nascondersi in una (apparentemente banale) azione mirata e consapevole di sgombro, pulizia e riordino degli spazi in cui vivi?

Non parliamo delle pulizie di routine che tutti facciamo sistematicamente in casa: anzi, all’opposto, intendiamo un processo straordinario – in termini di frequenza, impegno ma anche di effetti – che può aiutarci a fare un profondo reset della nostra vita, liberando nuove energie e facendo spazio per quello che conta veramente.

Il decluttering è infatti un vero e proprio processo di liberazione, che consiste nell’eliminare tutto ciò che è inutile o superfluo nella nostra vita. Oggetti di vario tipo che affollano gli spazi in cui viviamo e che accumuliamo negli anni senza nemmeno rendercene conto, cose che – anziché renderci felici e migliorare la nostra vita – ci appesantiscono come zavorre, impedendoci, anche inconsciamente, di andare avanti e progredire.

La tendenza a possedere e accumulare

Spinti anche dalla società consumistica, ci ritroviamo a desiderare di avere sempre di più nella nostra vita: più spazio, più denaro, più tempo.

Ma per farci cosa, esattamente? Compriamo case più grandi (e più costose) per poterle riempire di “cose”, spesso inutili. Sacrifichiamo il nostro tempo e la qualità della nostra vita perché siamo “costretti” a lavorare di più, sia per poterci permettere materialmente questo stile di vita, sia per gestirlo (perdendo tempo a pulire, organizzare e riordinare le nostre cose più di quanto vorremmo). Scontrandoci alla fine con il paradosso di non riuscire a goderci quanto abbiamo, o perché non è quello che ci serve davvero, o perché non ne abbiamo il tempo.

 

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono” – Tyler Durden, Fight Club

 

La confusione generata dalla quantità di oggetti che possediamo non ha conseguenze solo sulla gestione dei nostri spazi, ma, come una metafora, anche sulla nostra esistenza: l’accumulo implica quasi sempre un momento di stagnazione. Un blocco della nostra energia vitale che limita la nostra la creatività e la nostra libertà di agire.

Continuare ad aggiungere, senza mai fermarsi a pensare cosa invece sarebbe necessario togliere, ci impedisce anche di riflettere seriamente sul valore di ciò che possediamo. Si smorza così la nostra capacità di scegliere e pian piano anche l’opportunità di valutare le cose in base al reale significato che hanno per noi.

La primavera è un momento perfetto per cominciare un processo di rigenerazione e rinnovamento. Approfittiamo per immergerci nel processo di decluttering, grazie al quale possiamo alleggerirci, facendo entrare aria fresca, luce e nuova energia negli spazi in cui abitiamo e, in generale, nella nostra vita.

Decluttering: da dove si comincia?

Liberarsi da tutti gli oggetti inutili accumulati nel tempo non è un processo veloce, e nemmeno facile. Spesso a trattenerci sono i ricordi, i legami affettivi (non necessariamente positivi) o le valenze psicologiche che ci legano alle cose che possediamo.

Disfarci di oggetti che non abbiamo mai utilizzato (quanti abiti nel nostro armadio, ad esempio, hanno ancora il cartellino attaccato?) ci costa fatica perché pensiamo ai soldi spesi per acquistarli, e quindi è più comodo pensare che prima o poi capiterà l’occasione giusta per indossarli. Oppure conserviamo oggetti che appartengono al nostro passato, e non ci rendiamo conto che lasciare andare è proprio quello che ci serve per darci nuove possibilità.

Facciamoci coraggio, allora, e cominciamo a passare in rassegna tutte le nostre cose chiedendoci, per ognuna: questo oggetto mi rappresenta davvero? Rappresenta chi voglio essere? Mi serve, oppure occupa solo spazio nella mia vita? Possederlo mi riempie di gioia, o al contrario, mi è indifferente o addirittura mi provoca pensieri o emozioni negative?

Se le risposte non sono affermative, allora c’è poco da fare: caro oggetto, grazie per esserci stato ma ora ti butto! Ovviamente, non significa che dobbiamo gettare nell’immondizia tutto quello di cui ci stiamo liberando, se in buone condizioni o addirittura nuovo! Qualcosa potrebbe essere venduto, sicuramente molto può essere donato a chi magari ne ha più bisogno di noi. In questo modo, oltre ad aver fatto qualcosa di buono per noi stesse, lo facciamo anche per qualcun altro. Non è fantastico?

Facendo decluttering, abbiamo la possibilità di affrontare la nostra vita per confrontarci con le nostre emozioni e con i nostri pensieri. Possiamo riflettere sulle nostre scelte del passato, possiamo valutarle (senza giudicarci) e lasciare andare finalmente quello che non corrisponde più ai nostri valori, selezionando e tenendo per noi solo ciò che ci corrisponde con chiarezza. Significa ricominciare ad apprezzare la qualità sulla quantità: scegliere solo il meglio, circondarsi di bellezza, imparare a vivere con meno, ma in maniera più piena.

Ridurre il numero di oggetti inutili e liberarsi dalla confusione che creano, amplia immediatamente il nostro spazio, e ci consente di vivere più serenamente. È quindi un vero e proprio atto di rispetto verso noi stessi e verso il nostro tempo, che – finito il processo di decluttering – può essere impiegato in cose più rilevanti rispetto al continuo riordinare e riorganizzare le cianfrusaglie che ci intasano l’esistenza.

Dopo il decluttering, ci accorgeremo anche che pulire non sarà più un obbligo così fastidioso, ma un modo per prenderci cura di noi. Un modo per riconnetterci con la nostra energia e con quello che è veramente importante nella nostra vita.

Non a caso, per i monaci buddisti la pulizia del Tempio non è un’incombenza ma un vero e proprio atto sacro. E, sempre non a caso, Marie Kondo, la “maga” del riordino che con il suo libro ha conquistato milioni di persone in tutto il mondo, prima di scrivere il suo bestseller era una sacerdotessa shintoista 🙂

 

“Facendo ordine in casa in modo radicale, cambiano drasticamente anche la propria forma mentis, il proprio modo di vivere e la propria esistenza. Affermare che il riordino vi trasforma la vita potrebbe sembrare esagerato, ma è la verità” – Marie Kondo

Felicemente freelance, mi occupo di strategia digitale e comunicazione sul web e sui social. Lavorare in proprio è certamente una sfida, ma è ricca di meravigliose opportunità: attraverso Ojaja mi piacerebbe connettermi ad altre donne creative e coraggiose, che desiderano costruirsi un lavoro (e una vita) su misura dei loro sogni.

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