convinzioni limitanti sul denaro

Convinzioni sul denaro: ti stanno allontanando dalla ricchezza?

Come forse già sai, questo mese su Ojaja parliamo di denaro: uno degli argomenti più scottanti e complessi della vita di (quasi) ognuno di noi. Abbiamo deciso di farlo attraverso un hashtag, #HappyMoney, che rappresenta quello che vorremmo per ogni donna: un rapporto più consapevole, e soprattutto, felice con il denaro e con la propria situazione finanziaria.

Denaro: da strumento, a soggetto emozionale

I soldi sono un tema quotidiano: fin dalla loro invenzione (che risale più o meno al 3000 a.C.), li “scambiamo” per ottenere quello che desideriamo. Esperienze, beni e servizi hanno per noi un valore, ed è commisurato proprio alla quantità di denaro che siamo disposti a spendere per averli.

Va da sé che il denaro non ha un valore intrinseco: è soltanto un simbolo di valore, quindi sostituisce e rappresenta sempre qualcos’altro. Ma cosa, esattamente?
Ognuno di noi associa al denaro immagini diverse: per qualcuno è sicurezza, per qualcun altro potere, per altri ancora potrebbe essere sinonimo di realizzazione personale o ancora di serenità.

Per questo motivo, il denaro, da strumento “neutro” e funzionale ai nostri bisogni, si trasforma spesso in un soggetto carico di emozioni, spesso negative come frustrazione, sensi di colpa, paura, vergogna.

Inconsapevolmente, il più delle volte investiamo il denaro di un potere più grande di quello che dovrebbe avere: un potere che ci condiziona enormemente, togliendoci energia e impedendoci, paradossalmente, di avere proprio quello che più desideriamo.

Donne e denaro: una relazione ancora più difficile

Le sensazioni negative, che si traducono in un rapporto ancora più conflittuale con il denaro, riguardano in particolare le donne.

Se hai letto il post di Patrizia a riguardo, sai già che le donne sono più lontane dalla ricchezza, se così si può dire, rispetto agli uomini. Ci sono molti fattori sociali e culturali alla radice di questo gender gap relativo al denaro: ancora oggi, e ovunque nel mondo, le donne accedono con più fatica a posizioni dirigenziali, guadagnano meno dei loro colleghi uomini – a parità di mansioni – e devono scontrarsi con tutte le difficoltà lavorative legate alla maternità (sostegni economici inadeguati, congedi obbligatori, difficoltà di conciliazione del lavoro con la cura dei figli, etc).

Progressivamente, alle donne è stato tolto il potere (e il piacere) di amministrare il denaro di famiglia, ma anche il proprio: per esempio, lo sapevi che fino al 1960, nei modernissimi USA, una donna sposata non poteva avere un conto corrente personale, se non con il consenso del marito?

Simili retaggi hanno fatto sì che le donne ancora oggi non riescano a trovarsi a proprio agio con il denaro, e che si siano dunque più facilmente esposte a situazioni di dipendenza economica. Con tutte le conseguenze che questo può comportare.

Alla radice di tutto: le nostre convinzioni limitanti

In generale, a prescindere dal sesso, un po’ tutti ci troviamo a fare i conti con varie dinamiche – sociali, culturali e, infine, psicologiche – che di fatto ci impediscono di costruire un rapporto sereno con il denaro.

Quanto tempo, ogni giorno, perdiamo a preoccuparci in qualche modo per le nostre questioni economiche? Un rapporto conflittuale con il denaro genera una spirale di emozioni negative che ci abitua a sperimentare costantemente precarietà, scarsità e mancanza: tutto questo ci allontana nostri obiettivi economici, e non solo, dal momento che il denaro influenza quasi ogni aspetto della nostra vita.

Non hai ancora raggiunto un buon equilibrio finanziario? Nonostante l’impegno che metti nel lavoro fatichi ad arrivare a fine mese, o, comunque, per raggiungere una stabilità economica trascorri praticamente tutto il tuo tempo lavorando? Non riesci a non spendere, inesorabilmente, tutto quello che guadagni? Credi di non saperne abbastanza e quindi lasci che siano sempre gli altri a occuparsi del tuo denaro?

Se il pensiero sui soldi è per te sempre fonte di una certa inquietudine, sappi che alla base potrebbero esserci una serie di convinzioni limitanti, che con il tempo hanno plasmato la tua “money mindset”, ossia i tuoi schemi mentali relativi al denaro.

Le convinzioni sono, di base, pensieri che tratteniamo nella nostra mente, e che con il tempo diventano così radicati che diamo per scontato siano veri: per questo, non li mettiamo più in discussione.
Sono convinzioni che derivano dalle nostre esperienze passate, ma – molto più spesso – che ereditiamo dalla nostra famiglia e, in generale, dalla società, e che accettiamo senza nemmeno rendercene conto.

Quello che pensiamo influenza il modo in cui ci comportiamo, che a sua volta determina quello che otteniamo nella vita. La nostra realtà, insomma. Cosa possiamo aspettarci di sperimentare nel nostro quotidiano se i nostri schemi mentali “remano contro” la ricchezza e l’abbondanza materiale?

Sicuramente, a livello razionale, la maggior parte di noi vede il denaro per com’è, ossia una risorsa utile per vivere meglio, uno stimolo positivo. Ma siamo proprio certi che sia così anche a un livello più profondo?

A causa delle sue implicazioni simboliche, gli errori di percezione relativi al denaro sono moltissimi. Spesso si nascondono in frasi fatte, luoghi comuni che sentiamo ripetere (e poi ripetiamo a nostra volta) per tutta la nostra vita.

Eccone un po’: ti riconosci in qualcuna di queste convinzioni?

1. Il denaro è “sporco”

Secondo i dati della ONG Britannica Oxfam, l’1% della popolazione mondiale possiede come il restante 99%; nel 2010 questi “Paperoni” erano 388 e, se la tendenza non cambierà, nel 2020 saranno solo 11.
Ancora: in un giorno un amministratore delegato americano guadagna quanto un lavoratore della stessa compagnia in un solo anno. E basterebbe un terzo di questa cifra per garantire un salario dignitoso a 2,5 milioni di vietnamiti, che oggi sono invece sfruttati e sottopagati.

Questi sono solo alcuni dei dati che testimoniano l’enorme squilibrio che esiste tra ricchi e poveri, e che ci induce a vedere proprio nel denaro le ragioni di questa ingiustizia sociale: i soldi, quindi, sono “cattivi”. Sono “cattivi” anche quelli che li possiedono, e i loro scopi.

Ma siamo davvero sicuri che avere di più implichi necessariamente che qualcun altro abbia di meno? A quanto pare, i soldi non sono una risorsa limitata, come siamo inclini a pensare.

Tra l’altro, non è assolutamente detto che chiunque sia “ricco” faccia del denaro l’unico obiettivo della sua vita, diventando sordo e cieco a valori come amore, carità e compassione. Anche se così fosse, comunque, il problema non sarebbero i soldi, ma l’uso che si sceglie di farne: questo non ha a che fare con lo strumento in sé, quindi, ma con noi in quanto persone. Pensi forse che, nel caso in cui tu avessi molti soldi, ti trasformeresti istantaneamente in una “brutta persona”?

Un paio di esempi: Oprah Winfrey, una delle donne più ricche del pianeta (con un patrimonio personale stimato di 2,9 miliardi di dollari), attraverso la sua fondazione ha raccolto finora oltre 400 milioni di dollari destinati a progetti umanitari, salvaguardia dell’ambiente, promozione dell’arte e della cultura, educazione, sostegno alle donne e all’infanzia.
Avrebbe potuto fare questa differenza nella vita degli altri se fosse rimasta “una semplice ragazza del ghetto”, com’è stata fino all’adolescenza?

Oppure, pensa a Bill Gates, fondatore di Microsoft, che dal 2008 si occupa quasi esclusivamente della gestione della Bill & Melinda Foundation, istituita allo scopo di creare un mondo più sano, civile e prospero. Finora, Bill Gates e la moglie hanno donato in beneficenza qualcosa come 50 miliardi di dollari (pari a 43,3 miliardi di euro), finanziando anche altre organizzazioni quali l’OMS e l’Unicef. Insieme ad altri milionari americani, nel 2009 Gates ha dato vita a Giving pledge, un progetto filantropico che in meno di 10 anni ha incassato l’adesione di 184 donatori (tra cui il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg) ottenendo finanziamenti da destinare in beneficenza per oltre 369 miliardi di dollari.

Anche se non diventerai milionaria, e magari non avrai a disposizione cifre esorbitanti da devolvere in beneficenza, chiediti che impatto positivo potresti avere sul mondo se il denaro non fosse più una fonte di preoccupazione per te.

2. Denaro e spiritualità non sono compatibili

Questo senso di colpa collegato alla ricchezza viene ulteriormente amplificato dalle nostre convinzioni religiose: la via dello spirito scoraggia decisamente la ricerca del benessere materiale, no?

Con il tempo, soprattutto nella cultura occidentale, il concetto di “moralità” è diventato sinonimo di “frugalità”: ci siamo convinti che desiderare di avere più denaro, di poter comprare oggetti belli e costosi e di fare esperienze piacevoli, sia da persone superficiali e materialiste, in perfetta antitesi con quello che la spiritualità richiede.

Tutto ciò porta a disprezzare inconsciamente il denaro: e come si fa ad accumulare qualcosa che si disprezza?

In realtà, quello che quasi ogni religione condanna è l’avidità, l’attaccamento al denaro, non il denaro in sé. In pratica, ci invita a non dare potere a qualcosa che dovrebbe essere semplicemente un mezzo, fino a permettergli di controllare la nostra vita e guidare i nostri comportamenti.

“Il denaro è buono. È importante. Senza il denaro, la sopravvivenza quotidiana – senza contare l’ulteriore sviluppo – è impossibile. Non stiamo assolutamente mettendo in dubbio la sua importanza. Allo stesso tempo, è sbagliato considerare il denaro un dio o una sostanza dotata di un proprio potere. Pensare che il denaro sia tutto, e che possa risolvere tutti i nostri problemi è un grave errore ” – Dalai Lama

Possiamo essere ricchi E onesti, leali, compassionevoli. Perseguire il benessere materiale E contemporaneamente farci guidare dai nostri valori. Avere denaro E usarlo per migliorare, oltre che la nostra vita, quella degli altri.

3. Per fare i soldi devi avere soldi. O almeno un bel colpo di fortuna!

Secondo tante persone, la ricchezza si crea esclusivamente grazie a una situazione di partenza in qualche modo privilegiata. In caso contrario, ci sono poche speranze di cambiare in meglio la nostra vita.

Sicuramente, nascere in una famiglia benestante può darci maggiori opportunità e facilitare il nostro percorso. Ma non è detto che questo basti: quanti “ereditieri” non sono poi stati capaci di mantenere le ricchezze della famiglia, e magari hanno sperperato tutto? Allo stesso modo, tante persone che si sono trovate, all’improvviso, con grandi quantità di denaro, sono tornate nel giro di poco tempo di nuovo al verde.
Questa è la dimostrazione che l’equazione fortuna/ricchezza non regge: creare, ma soprattutto mantenere, il benessere economico richiede la mentalità giusta oltre che cura e attenzione per le proprie finanze.

Non tutti quelli che partono avvantaggiati sono disposti – consapevolmente o no – a prendersi questo impegno. Dall’altra parte, invece, ci sono moltissimi esempi di persone che hanno creato (e mantengono) imperi economici, pur essendo partiti letteralmente da zero.

Il passato non determina il futuro. Abbiamo, in qualsiasi momento, il potere di cambiare la nostra vita. Basterebbe prendersene la responsabilità, fissarsi obiettivi potenzianti e mettersi davvero in gioco per raggiungerli, anziché limitarsi a incolpare il mondo esterno per i nostri risultati.

4. I soldi non fanno la felicità

Quante volte lo hai detto, o lo hai sentito dire? 🙂 Se hai interiorizzato questa convinzione nel profondo, avrai di conseguenza ridimensionato l’importanza del denaro nella tua vita. Come dire: non considerandolo una priorità, non te ne sei (pre)occupata abbastanza, contribuendo inconsapevolmente a tenerlo ben lontano.

Utile da sapere: secondo una ricerca, pubblicata sul Journal of Consumer Psychology, se il denaro non dà la felicità… semplicemente lo si sta usando nel modo sbagliato.
Lo studio, che riassume anni di ricerche sul tema, conferma (nel caso ce ne fosse davvero bisogno!) che “i soldi permettono alle persone di fare ciò che vogliono, di vivere più a lungo e in modo più sano, di far fronte a preoccupazioni e problemi, avere tempo libero da trascorrere con gli amici e la famiglia (…) – ognuno di questi elementi è una fonte di felicità“.

Avere denaro a sufficienza libera un sacco di energia a livello fisico, mentale ed emozionale, che può essere messa al servizio dei nostri progetti e dei nostri obiettivi: non è abbastanza per essere felici?

5. La convinzione più insidiosa: “non me lo merito”

Questa è una delle convinzioni più diffuse e radicate, soprattutto nelle donne (e abbiamo capito perché).

Si declina in modi differenti da persona a persona, ma fondamentalmente ruota sempre attorno a un basso livello di autostima: pensiamo di “non valere” abbastanza, insomma, e per questo di non meritarci l’abbondanza.

Magari pensi di non poter mai guadagnare più di una certa cifra. Di non essere abbastanza brava e competente per gestire i soldi, perché magari in passato hai fatto degli errori. Di non avere talenti o abilità particolari da poter offrire al mondo. O, ancora, pensi che gli altri debbano venire sempre prima, perché tu, in fondo, non sei così importante.

Il risultato? Per esempio, ti accontenti di un lavoro mediocre, che non ti rende felice, o non osi chiedere quell’aumento o quella promozione che sogni da tanto. Magari hai avuto il coraggio di inseguire le tue passioni e metterti in proprio, ma deprezzi il tuo lavoro facendoti pagare troppo poco (quando, addirittura, non lavori gratis)…

Se non credi in te stessa e nel tuo valore, ti trasformi nel principale ostacolo al tuo successo. Invece di ripeterci “chi sono io per avere qualcosa di meglio?”, dovremmo tutte imparare a chiederci “chi sono io per NON avere qualcosa di meglio?” 🙂

Warren Buffett, uno degli investitori più noti al mondo (è conosciuto come “l’Oracolo di Omaha”) e tra le cinque persone più ricche del pianeta, afferma che credere in sé stessi è l’elemento chiave per la ricchezza. Per esempio, di sé dice: “ho sempre saputo che sarei diventato ricco. Credo di non averne dubitato nemmeno per un minuto”.

Scardinare le convinzioni limitanti sul denaro

Per creare un rapporto migliore con il denaro, e quindi aprirci ad una maggiore ricchezza, dobbiamo dunque fare attenzione alle nostre convinzioni: se non ci supportano in questa ricerca, dovremmo davvero cominciare a rimpiazzarle con nuovi schemi mentali più funzionali ai nostri obiettivi.

Prima di tutto, però, dobbiamo capire quali convinzioni ci stanno influenzando: in questo post ti abbiamo dato qualche suggerimento, ma potrebbero esserci tante altre le convinzioni sul denaro che ti bloccano.

Per riconoscere i tuoi schemi mentali ed emotivi sul denaro, potresti farti queste domande:

  • Cosa significa per me il denaro?
  • C’è un limite al denaro che penso di poter possedere nella mia vita?
  • (Se non hai mai risparmiato, neanche piccolissime cifre): cosa mi impedisce di risparmiare?
  • Quando spendo, lo faccio solo perché devo, o perché sono felice/triste/in preda ad altre emozioni che mi condizionano?
  • Che effetto mi fa dare via il denaro, sia in beneficenza che per pagare beni e servizi? Sento una certa resistenza? Da cosa deriva?
  • C’è qualcosa a proposito del denaro che mi fa particolarmente paura?
  • Quali sono i primi ricordi che ho sul denaro? (Pensa a scene che ti hanno particolarmente colpito quando eri piccola, a frasi che hai ascoltato dai tuoi genitori, o che magari ti ripetevano spesso)

Come dice Kate Northrup, quella con i soldi – in fondo – non è poi così diversa da una relazione di coppia.

Potresti avere una storia sana e costruttiva, in grado di farti crescere e renderti felice, con qualcuno che consideri immorale, pericoloso, cattivo, superficiale, non importante? Potresti stare davvero bene con qualcuno, se non ami te stessa e pensi di non valere abbastanza per meritare qualcosa di buono dalla vita? 

Per far funzionare una coppia, dobbiamo fare la nostra parte: che significa amare (senza diventare dipendenti), avere rispetto, cura e attenzione per l’altro. Anche per quanto riguarda il denaro, non possiamo, insomma, aspettarci che qualcosa cambi in meglio senza impegnarci attivamente in prima persona: eliminare i pregiudizi che interferiscono con il nostro percorso è sicuramente il primo passo.

 

emma-ojajamagazine

Felicemente freelance, mi occupo di strategie di comunicazione sul web e sui social network. Lavorare in proprio è certamente una sfida, ma è ricca di meravigliose opportunità: attraverso Ojaja mi piacerebbe connettermi ad altre donne creative e coraggiose, che desiderano costruirsi un lavoro (e una vita) su misura dei loro sogni.

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