come sviluppare la creatività

Creatività: come funziona e come svilupparla

Quando si parla di creatività, ci sono alcune cose che ci vengono subito in mente: l’arte, il design, la moda, la scrittura, la musica.

Ma davvero la creatività è indispensabile solo nella produzione artistica, oppure è qualcosa di più trasversale che coinvolge – e di cui può beneficiare – ognuno di noi, indipendentemente dalla professione che svolge?

Da un punto di vista lavorativo, possiamo sicuramente dire che la creatività è un requisito importante perché ci porta ad essere sempre curiosi, flessibili, aperti. Ci permette quindi di affrontare la complessità trovando nuove soluzioni a vecchi problemi, e di sviluppare la nostra unicità.

Addirittura, secondo il futurologo Martin Ford – autore del famoso libro “Rise of the Robots: Technology and the Threat of a Jobless Futuresviluppare la creatività nel proprio lavoro, qualunque esso sia, è uno dei modi più efficaci per mettersi al riparo dalla concorrenza delle macchine, che potranno presto sostituirci per tanti aspetti, ma che difficilmente riusciranno a essere creative quanto l’essere umano.

Insomma, la creatività è un “vantaggio competitivo” che ci aiuta non solo a posizionarci meglio nel mercato del lavoro, ma che in generale ci aiuta a migliorare la qualità della nostra vita, sotto moltissimi punti di vista.

La creatività: dote innata o abilità da sviluppare?

A questo punto, magari ti starai chiedendo: e se di natura non sono creativa, come faccio?

Cominciamo con il dire che – anche a proposito di creatività – esistono una serie di falsi miti che ci condizionano e che ci fanno pensare, erroneamente, che la creatività sia una dote innata: o sei creativa, quindi, oppure non lo sei affatto.

La prima cosa da fare, è forse chiarire il significato della parola creatività, dato che spesso siamo abituati a considerarla innanzitutto come una capacità legata quasi esclusivamente all’espressione artistica o all’innovazione, che magari arriva grazie a “illuminazioni” e lampi di genio improvvisi.

Le cose sono, in realtà, molto più complesse (e forse meno romantiche!) di quello che si pensa. Henri Poincaré, matematico, fisico, astronomo e filosofo della scienza francese, che possiamo considerare come il primo scienziato del Novecento (fu precursore della teoria della relatività e dodici volte candidato al premio Nobel!) ci lascia una bellissima definizione di creatività:

“unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”

Come vedi, nessun riferimento a opere artistiche, a “creazioni dal nulla” o lampi di genio improvvisi. Molto semplicemente, Poincaré ci parla di associazioni tra idee e fatti esistenti, che messi in relazione tra loro danno origine a concetti nuovi. Insomma, la creatività consiste nell’ “unire i puntini” per arrivare a risultati tanto originali quanto efficaci.

La creatività, quindi, è un processo, il risultato di un percorso che mescola intuizione e ragionamento analitico, e procede per fasi: parafrasando Thomas Edison, la creatività “è l’uno per cento ispirazione e novantanove per cento sudore”.

Se le cose stanno così, è quindi facile capire che la creatività non è tanto (o meglio, non solo) un talento innato, ma anche uno specifico atteggiamento mentale e comportamentale, che – come tale – può essere allenato e sviluppato imparando a sfruttare tutte le opportunità presenti nell’ambiente che ci circonda .

Nasciamo creativi. Non sei convinta? Osserva un bambino mentre gioca: ogni oggetto ha significato non per quello che è, ma per quello che potrebbe essere. Ed ecco che una scatola di cartone diventa una fortezza da difendere, o una navicella spaziale, o un circuito per auto da corsa…

Nei primi anni di vita siamo aperti, flessibili, curiosi. Come adulti, però, sperimentiamo sempre più un atteggiamento (auto)critico e giudicante. Siamo via via sempre meno aperti al gioco e all’immaginazione e ci auto censuriamo per paura che le nostre idee non vengano apprezzate, con l’effetto di perdere la nostra abilità legata al pensiero creativo.

Creatività e processo creativo

Grazie a Roger Sperry, Premio Nobel per i suoi studi sulla specializzazione emisferica, sappiamo che il nostro cervello è diviso in due aree distinte, destra e sinistra, che presentano significative differenze funzionali.

Ciascun emisfero elabora le informazioni in maniera indipendente, ma funziona in modo complementare all’altro: le due parti sono strettamente connesse tra loro, in quanto condividono e integrano le rispettive informazioni, comunicando attraverso un grande fascio di fibre nervose chiamato “corpo calloso”.

L’emisfero sinistro è specializzato nel pensiero logico e analitico, nel ragionamento lineare, nella comprensione e nell’uso della parola così come nel calcolo matematico. È concreto e razionale, pianificatore, attento ai dettagli, è abile nel classificare e mettere in sequenza, a scomporre la realtà in piccoli pezzi, nel riproporre i vecchi schemi e nel ricordare le regole.

L’emisfero destro, al contrario, è la sede dell’istinto; percepisce e pensa in modo olistico, integrando input diversi e processandoli contemporaneamente, poiché privilegia la visione d’insieme. È la sede dei sogni, è connesso alla spiritualità, all’espressione artistica, alla memoria visiva, alla comunicazione gestuale, alla percezione dei colori. È bravo a ricomporre, a proporre nuove regole e schemi di pensiero.

Contrariamente a quello che potrebbe sembrare, chi è creativo non ha necessariamente l’emisfero destro del suo cervello più sviluppato: il “cervello creativo” è infatti il risultato di una perfetta sintesi nell’utilizzo di entrambe le aree cerebrali, dato che sono così ricche e così diverse!

È anche per questo motivo che possiamo dire che la creatività non è una dote innata, appannaggio di pochissimi fortunati, ma una competenza trasversale che tutti possiamo allenare. Come? Imparando a integrare le abilità e le specializzazioni di entrambi i nostri emisferi.

Sono stati molti i ricercatori che hanno cercato di comprendere il funzionamento del processo creativo. Tra questi c’è Graham Wallas, psicologo sociale americano esperto di apprendimento, che nel 1926 pubblica il libro The Art of Thought nel quale descrive quattro stadi progressivi che segnano il percorso creativo e ci fanno capire quali competenze cerebrali vengono attivate di volta in volta.

1. Preparazione

È la fase preliminare: di solito cominciamo definendo l’obiettivo, studiando la situazione, e infine raccogliendo tutti i dati e le informazioni a nostra disposizione.

2. Incubazione

Staccando e cambiando completamente attività, permettiamo al nostro cervello di lavorare indisturbato ed elaborare tutti gli stimoli ricevuti a un livello più profondo, accedendo alla sua capacità intuitiva. In questa fase, che si svolge in gran parte al di sotto del nostro livello di consapevolezza, il cosiddetto pensiero convergente (analitico) si “disattiva” per lasciare maggiormente spazio al pensiero libero: la mente fluisce inseguendo idee e intuizioni. 

3. Illuminazione

Questo sembra essere il momento creativo vero e proprio: i pezzi del puzzle si compongono, stralci di idee prima scollegate si uniscono e danno vita a qualcosa di nuovo, che arriva alla nostra consapevolezza.
Questo momento è spontaneo, e non possiamo forzarlo in nessun modo: l’unica cosa che possiamo fare è imparare a creare le migliori condizioni perché avvenga.

4. Verifica

Soltanto alla fine del processo, le intuizioni che abbiamo avuto si sottopongono alla prova di realtà, in cui valutiamo i risultati a cui siamo arrivati. In questa ultima fase attiviamo nuovamente il pensiero convergente per analizzare in maniera razionale le nuove idee e capire se servono allo scopo.

Il processo a 4 fasi di Wallas è stato ripreso e modificato anche da autori più recenti: anche se i quattro stadi del processo creativo possono essere diversi da quelli da lui proposti, quello che rimane intatto nelle varie interpretazione è la continua alternanza tra modalità di pensiero logico (convergente) e pensiero intuitivo (divergente), quindi tra competenze e specializzazioni proprie dell’emisfero sinistro e destro del nostro cervello.

—La creatività, insomma, è il frutto di uno scambio e di una collaborazione efficace ed efficiente tra le nostre aree cerebrali.

Piccoli esercizi per sviluppare la creatività

Ognuno di noi può avere una predisposizione nell’uso di uno dei due emisferi cerebrali, che dipende dalla nostra natura ma anche dalle abitudini che abbiamo (lavoro, stile di vita) e che con il tempo ci conducono per forza di cose ad acquisire una maggiore o minore padronanza nell’uso di determinate competenze e schemi di pensiero.

In generale, ci sono alcuni semplici esercizi che possiamo fare per sviluppare ciascuno dei nostri due emisferi cerebrali.

Per esempio, per allenare la parte destra del nostro cervello, possiamo:

  • Colorare, disegnare, dipingere
  • Danzare, ascoltare musica, cantare
  • Leggere romanzi e inventare storie
  • Giocare, passare del tempo con i bambini
  • Meditare
  • Usare la mano non dominante in alcune attività quotidiane
  • Fare cose nuove e diverse da quelle a cui siamo abituati (uscendo dalla nostra zona di comfort)
  • Visualizzare, sognare a occhi aperti

Per allenare invece l’emisfero sinistro, possiamo:

Questi semplici esercizi, fatti tutti i giorni, renderanno il tuo cervello flessibile e pronto a creare sempre maggiori connessioni: per allenare contemporaneamente entrambi gli emisferi, potresti anche provare a mescolare tra loro gli esercizi dei due elenchi. Ad esempio: potresti studiare (emisfero sinistro) qualcosa di completamente nuovo per te (emisfero destro), oppure pianificare la tua settimana (emisfero sinistro) mentre ascolti la musica (emisfero destro).

Le combinazioni possibili sono infinite: sperimenta e divertiti!

“L’apprendimento è la fonte della gioventù. Non importa che età abbiamo, non dobbiamo mai smettere di crescere. Finché continueremo a imparare, ad aprirci a nuove idee e nuovi modi di affrontare le cose, ad approfondire la conoscenzadi noi stessi e del mondo che ci circonda, praticheremo la più alta forma di creatività personale. Dobbiamo saperci rinnovare a seconda delle circostanze: è questo incessante atto creativo a consentirci di restare giovani.”  MING-DAO DENG

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