Donne e denaro: qualche riflessione di genere

Chi ha paura della donna che guadagna bene?

Alzi la mano chi non ha trovato strano che dedicassimo un mese al tema del denaro.

Per molti e sopratutto molte di noi parlare di denaro è inelegante, se non addirittura tabù.

Sul serio! Pensateci: parlate più volentieri di sesso o di denaro? 🙂

Ma questa ritrosia nei confronti dei soldi nasconde e causa molte più problematiche del semplice pudore. Che oggi vorremmo cercare di sviscerare.

 

Denaro, crune e cammelli

Novembre è il mese del ringraziamento. Spesso si approfitta per parlare di generosità e solidarietà (“givember”). Ne parleremo anche noi. Ma vorremmo parlare prima della generosità nei confronti di noi stesse.

Si perché il denaro non è un tema gender neutral: neutro rispetto al genere. Al contrario, le differenze tra donne e uomini rispetto al guadagno, all’utilizzo e al risparmio di denaro sono molte. E da più parti documentate.

Diciamo che già di base il denaro non è visto come una cosa buona, soprattutto dalle persone e negli ambienti di cultura. Perché credete che non ci siano citazioni in questo post? Provate a cercare degli aforismi sui soldi e ditemi quante ne trovate di positivi!

Mettiamoci poi che siamo italiani e quindi fortemente influenzati dalla morale cattolica con tutta la storia del cammello e della cruna dell’ago (che chissà perché non mi pare abbia avuto lo stesso effetto sui cugini Protestanti). Per chi avesse perso quella lezione di catechismo, il Vangelo (almeno nelle sue traduzioni più note) dice è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare in Paradiso. Amen.

E infine siamo donne. Femmine. Più abituate a spendere che a guadagnare. Scarsamente inclini all’economia e tanto meno alla finanza. Da tempo abituate a lasciare le questioni di soldi in mano agli uomini, tanto a casa che sul lavoro.

 

Donne e denaro: miti e realtà

Ma queste affermazioni sul rapporto delle donne con il denaro sono vere o sono solo pregiudizi?

Tanto per cominciare è vero che uomini e donne hanno una diversa concezione del denaro. Come spiega Paola Profeta, docente di Scienza delle Finanze all’Universita Bocconi di Milano, se gli uomini sono più inclini a considerare il denaro un simbolo di successo e potere, per le donne invece i soldi sono un mezzo, non un fine.

”Le donne hanno una maggior propensione al risparmio. E un diverso stile decisionale. Tendono, più degli uomini, a utilizzare il denaro per scopi di investimento duraturi, per esempio investendo in capitale umano dei loro figli.”

Una maggiore propensione al risparmio

Quindi non è vero che le donne sarebbero capaci solo di sperperare soldi in scarpe e vestiti, come tante indefesse Rebecca Bloomwood. In realtà le ricerche dimostrano che se noi spendiamo di più in abbigliamento, tanto nello shopping tradizionale che in quello on-line, gli uomini spendono comunque complessivamente di più.

Questa maggiore oculatezza delle donne viene dimostrata ad esempio, nei paesi in via di sviluppo, dove i figli avrebbero addirittura maggiori possibilità di sopravvivere se è la madre a controllare il budget familiare.

Un diverso stile decisionale

Pare che le donne siano più caute nella gestione dei propri soldi.

Questo è dovuto a diversi fattori. Una spiegazione risiede nel fatto che proprio perché tendenzialmente ne hanno di meno, cercano di investirli in modo più sicuro. Un’altra nelle diverse reazioni emotive che uomini e donne hanno nei confronti del pericolo.

Se (sempre tendenzialmente ovviamente) in un uomo il pericolo scatena la rabbia e spinge alla sfida, in una donna il pericolo suscita paura e porta alla cautela. Anche per quanto riguarda la propensione al rischio negli investimenti.

Lo sanno bene le associazioni che gestiscono il microcredito, e che da tempo preferiscono prestare soldi alle donne perché si sono dimostrate più solvibili.

 

Il divario salariale: un ostacolo alla parità

Il fatto che le donne diano meno valore al denaro in se motiva però (parzialmente) anche il fatto che ne guadagnino di meno.

Sappiamo infatti che un grosso ostacolo alla effettiva parità di genere è proprio il gender pay gap, ovvero la differenza salariale tra uomini e donne: un problema tra l’altro diffuso in tutto il mondo, come ha messo in luce il discorso di Patricia Arquette alla cerimonia degli Oscar 2015.

Anche se in teoria i contratti sono uguali per uomini e donne, altri fattori incidono sulle loro capacità di guadagno:

  • la segregazione orizzontale, ovvero il fatto che le donne siano prevalentemente concentrate in professioni meno redditizie;
  • la segregazione verticale, ovvero il fatto che le donne spesso non riescano a raggiungere le posizioni di vertice;
  • la discontinuità della vita lavorativa: negli Stati Uniti si stima che una donna perda circa il 15% del tempo della sua vita lavorativa per mansioni di cura, mentre gli uomini solo l’1,6%. Mentre in Italia lo scorso anno 30.000 donne hanno lasciato il posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio;
  • la minore propensione alla contrattazione individuale: le donne sono meno propense a chiedere aumenti di stipendio (che vengono loro accordati meno frequentemente che agli uomini) e sono meno brave a contrattare i bonus e i benefit individuali nelle posizione di vertice.

Pensate che in Italia, se il salario è sostanzialmente paritario nelle professioni operaie e impiegatizie, il divario retributivo tra maschi e femmine è di circa 2 euro all’ora per i professionisti, 4 euro all’ora per i tecnici e le professioni associate, e sale addirittura a 15 euro orari per i manager.

Negli Stati Uniti, dove la differenza salariale è del 20%, 3 donne su 5 sopra i 65 anni vivono in condizioni di povertà o faticano ad arrivare a fine mese. Sì perché le donne guadagnano meno, ma hanno un aspettativa di vita più lunga. Con il risultato che  le loro mancate entrate durante la vita lavorativa si traducono in un preoccupante fenomeno di indigenza negli anni della pensione.

 

È sempre una questione di autostima

Il problema è ancora una volta l’insicurezza che spesso caratterizza noi donne, anche per quanto riguarda le questioni finanziarie.

I dati americani ci dicono che le donne che si sentono ferrate in materia finanziaria sono meno del 20%; quelle che ritengono di aver bisogno di molto aiuto in questo campo sono il 33%; quelle che non si sentono capite dal loro referente bancario o dal loro promotore finanziario sono l’84%.

Helaine Olen, giornalista americana esperta di economia e finanza, autrice del libro “Pound Foolish: Exposing the Dark Side of the Personal Finance Industry”, spiega che le donne sono tanto capaci quanto gli uomini di capire e gestire le loro finanze. Ma sono le prime a credere di non esserlo. Nelle sue parole, provocatoriamente divertenti: “è la solita vecchia storia: gli uomini si sentono esperti appena leggono qualcosa su un argomento. Le donne ci fanno un dottorato e ancora si preoccupano di non saperne abbastanza.”

E, lei spiega, l’industria finanziaria ci gioca su questa mancanza di autostima, ad esempio usando un linguaggio tecnico che ci fa sentire ancora più inadeguate, invece di aiutarci a capire.

 

Ma allora cosa possiamo fare?

Innannzitutto, e non lo ripeteremo mai abbastanza, credere nel nostro valore.

Se non ci credi tu, non ci crederanno neanche gli altri. Né quando cerchi lavoro, né quando chiedi un aumento, né quando presenti un preventivo o decidi che investimenti fare.

Pensare al futuro

Se oggi non vuoi esporti sul tema del denaro per timidezza, pensa in termini di futuro e di pensione. So che è difficile (almeno per me lo è) avere una prospettiva così a lungo termine, ma cerca di tenerti aggiornata sulla tua situazione pensionistica e valuta se sarà sufficiente a farti vivere bene.

Diventare competenti

Anche se non ti senti portata a farlo, cerca di prendere in mano la tua situazione finanziaria. Se nella coppia è il tuo partner a gestire le finanze, almeno parlane con lui per capire quale sia, quali scelte ha fatto, quali altre possibilità ci sono. L’80% delle donne si trova prima o poi nella vita a dover gestire i propri soldi da sola, quindi meglio esserne al corrente.

Sostenere le altre donne

Spesso si sente dire che le donne sono le prime a mettersi i bastoni tra le ruote tra loro. Io non ci credo tanto, o per lo meno non ho avuto questa esperienza. In ogni caso credo che non ostacolarsi non basti. Credo che se vogliamo pari opportunità dobbiamo proprio iniziare a sostenerci a vicenda.

Se siamo le prime a pensare che tra due colleghi, l’uomo meriti di più un aumento perché deve mantenere la famiglia. O se quando andiamo in banca preferiamo parlare con un consulente uomo piuttosto che donna, stiamo di fatto continuando a legittimare un sistema in cui la donna vale meno.

 

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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