Come realizzare i nostri buoni propositi

Buoni propositi di inizio anno? Qualche trucco per farli funzionare

Scommetto che anche voi come me con l’arrivo di gennaio avete fatto, almeno mentalmente, una lista di tutti i buoni propositi che quest’anno proprio non volete farvi sfuggire! Vero? Allora siete in buona compagnia! Secondo le ricerche della Nottingham Trent University circa il 50% della popolazione adulta comincia l’anno con una serie di buoni propositi. La cattiva notizia è che quelli che poi effettivamente riescono a tenere fede agli impegni presi fino a fine anno sono meno del 10%.

Avete capito bene!! E forse non è neanche tanto una sorpresa se avete idea di cosa significa avere una forza di volontà piuttosto latitante… 🙂

Quindi? Rinunciamo in partenza?

No: c’è anche una notizia buona. Anzi, due! La prima è che chi fa la lista dei buoni propositi ha comunque 10 volte più probabilità di realizzarli di chi non la fa. La seconda è che le cause che stanno a monte del fallimento dei nostri propositi sono note e ricorrenti, quindi possiamo studiare una strategia per evitarle o superarle.

Ti propongo 5 piccoli trucchi per affrontare i problemi più comuni.

5 problemi… e come superarli

1. Gli obiettivi che ci diamo sono troppi

Diciamolo, a inizio anno ci sentiamo tutte un pò wonder woman e pensiamo di poter contemporaneamente perdere peso, smettere di fumare, alimentarci in modo sano, fare esercizio fisico e risparmiare denaro. Semplice no? Cosa ci vuole? Cosa c’entra se nei nostri precedenti 30 anni di vita non abbiamo poi fatto nemmeno una sola di queste cose per più di una settimana! Il nuovo anno sarà nuovo per qualcosa no?

Sì e no! La spinta motivazionale del nuovo anno va sicuramente sfruttata, ma è meglio scegliere un obiettivo per volta e perseguirlo con costanza, soprattutto se l’esperienza ci insegna che tendiamo a perderci per strada, che non siamo costanti e che il quotidiano ci distrae facilmente (e a volte ha tutto il diritto di farlo, comunque). Quando abbiamo raggiunto il primo facciamo sempre a tempo ad aggiungerne un secondo, e poi un terzo. Ma troppi buoni propositi portano al fallimento perchè rischiamo di restare schiacciate dal peso dell’impegno e delle aspettative (nostre e altrui).

2. I nostri buoni propositi sono poco realistici

Spesso rischiamo di fare progetti grandiosi ma generici, senza avere idea di come raggiungerli e senza fare un piano per arrivarci. Meglio avere obiettivi raggiungibili e pratici, da perseguire un passo alla volta. Suddividere grandi propositi in piccoli passi non solo aumenta le nostre possibilità di arrivare all’obiettivo, ma contribuisce anche a tenere alta la motivazione: ogni passo che facciamo si somma al precedente, aumentando la nostra autostima e il nostro senso di autoefficacia. E dandoci la spinta giusta per fare colmare la distanza che ancora ci separa dal nostro traguardo.

Come dice il saggio Beppo del libro Momo alla conquista del tempo (Michael Ende)

Non devi mai pensare a tutta la strada intera, capisci? Devi pensare solo a un passo. Uno, un passo per volta, un respiro, un colpo di scopa, una cosa alla volta. E così è facile! […] Così ti accorgi di aver fatto tutta la strada, un passo alla volta. Non sai come ce l’hai fatta, e non ti manca neanche il respiro”

3. Non teniamo conto degli ostacoli

Quando ci poniamo il nostro obiettivo la (sacrosanta) motivazione iniziale rischia di farci dimenticare che difficilmente andrà tutto liscio, mentre troveremo inevitabilmente degli ostacoli nel nostro cammino. Il pericolo è quello di trovarci prese alla sprovvista di fronte al primo ostacolo, con il rischio di scoraggiarci per cose che magari, a mente fredda, potevamo prevedere.

Il consiglio è quindi quello di metterci a tavolino, nel momento in cui scegliamo i nostri obiettivi per il nuovo anno, e cercare di prevedere i possibili ostacoli, pianificando una strategia di evitamento, prevenzione o superamento per ciascuno di essi. Quello che vi può aiutare è mettere su carta (o su schermo) il vostro piano e parlarne con altre persone, magari con più esperienza, che possono aiutarvi in questo esercizio di “previsione”.

4. Non vogliamo aiuto 

L’altro pericolo che per noi donne è sempre in agguato è il voler fare tutto da sole: solitamente ci insegnano presto ad arrangiarci e spesso chiedere aiuto è l’ultima cosa che ci passa per la testa. Ma cambiare non è facile per nessuno: se i nostri propositi mettono in gioco noi stesse, le nostre credenze, le nostre abitudini, trovare qualche compagna di strada con cui, ad esempio, andare in palestra o coinvolgere il proprio partner nell’obiettivo di mangiare più sano rende tutto più semplice.

In generale, condividere i nostri buoni propositi può avere degli effetti positivi, per quanto comporti alcuni rischi. È vero: soprattutto per quelle che la psicologia definisce persone ad alto monitoraggio, cioè sensibili al contesto sociale (le persone per cui è importante stare bene con gli altri e avere una buona immagine ai loro occhi), rendere noti ad altri i nostri obiettivi ci espone alla paura del fallimento.

Ma d’altra parte, condividerli con i propri amici più stretti o con i familiari con cui ci sentiamo a nostro agio, potrebbe facilitarci perchè:

a. Ci creiamo dei “contesti cuscinetto”, in cui gli altri non ci tentano con offerte (la sigaretta? la fetta di dolce di troppo?) contrarie agli obiettivi che ci siamo proposte;

b. Ci possono aiutare a monitorare i nostri risultati: spesso la nostra valutazione non è obiettiva come quella esterna, e possiamo tendere a essere troppo buone o, più spesso, troppo severe con noi stesse.

5. Siamo troppo severe con noi stesse

L’ultimo ostacolo che ci separa dalla buona riuscita dei nostri propositi è proprio l’eccessiva rigidità. Dobbiamo ricordarci che, forse al contrario di quello che ci è stato insegnato, un’eccessiva severità nei nostri confronti non ci aiuta a migliorare. Anzi, pare proprio che il perfezionismo spesso uccida il risultato. Qualche scivolone fa parte del percorso: il fallimento è parte del successo finale. È famosa questa storiella su Edison che riuscì a brevettare la lampadina elettrica ad incandescenza dopo centinaia di esperimenti. Alla conferenza stampa di presentazione della nuova invenzione sembra che un giornalista gli abbia chiesto:

“Signor Edison, come ci si sente ad aver fallito duemila volte nel tentativo di costruire una lampadina?”. “Giovanotto”, rispose Edison,“non ho fallito duemila volte, ho solo scoperto millenovecentonovantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

Quindi un vero percorso di crescita personale (prima che di raggiungimento dei propri obiettivi personali e professionali) implica imparare dagli errori, accettare le proprie imperfezioni, e praticare la self kindness dopo gli inevitabili scivoloni verso la vostra meta: siate compassionevoli con voi stesse come lo siete con gli altri, trattate voi stesse come fate con le vostre amiche più care.

 

Da ultimo (ma non per importanza) lasciamo spazio alla magia: l’antropologo Arjun Appadurai ci invita a non sacrificare mai l’etica della possibilità sull’altare della probabilità. In una sua recente intervista ha dichiarato:

Non si tratta di stabilire ciò che potrebbe accadere e con quale probabilità, ma di aprire la strada a quello che potrebbe essere. La speranza per me non è solo un’emozione o un sentimento: è una capacità, come il desiderio. […] E in quanto capacità, può anche esaurirsi, se non viene usata.

Quindi, quando ci poniamo i nostri obiettivi va benissimo tenere conto di probabilità, di costi e benefici, di strategie, ma senza dimenticare le nostre aspirazioni, l’ottimismo e la speranza: non lasciamo che il pragmatismo uccida i nostri sogni!

 

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