Crescere bambini mindful

Vuoi crescere bambini mindful? Metti da parte le tue paure

“Il presente è la forma più autentica di saggezza” (W. W. Dyer)

 

Crescere bambini mindful, consapevoli e presenti: in teoria ci sembra una cosa bella, ma in realtà per farlo dovremo liberarci da un bel po’ di ansie e paure. Sì perché i bambini sono naturalmente presenti e consapevoli. E spesso siamo proprio a noi a farli cambiare. Come?

Tutti nasciamo mindful. Per un bambino o una bambina il mondo finisce davanti al suo foglio di carta e ai suoi pastelli o nei calci dati al pallone con gli amici. Sono pienamente presenti in quello che fanno. I loro giochi li soddisfano e non hanno bisogno di altro.

I bambini hanno quindi una naturale predisposizione alla presenza, a vivere le cose pienamente, a stare nel qui e ora.  Loro sanno, per istinto, che il presente è tutto, che vivere pienamente e intensamente il momento attuale significa essere felici perché tutta la vita è alla fine una lunga sequenza di momenti presenti.

Distogliere l’attenzione del bambino da qualcosa che ama significa interrompere il flusso in cui è immerso. Eppure spesso lo facciamo, anzi riteniamo di essere tenute a farlo. Perché?

 

Crediamo che l’infanzia sia solo un mezzo per arrivare all’età adulta

 

“L’infanzia non è un periodo della vita in cui [il bambino] deve essere modellato in quella persona che poi vivrà la sua vita; è già un individuo che vive la sua vita” (D. Elkind )

 

Il nostro sistema sociale è impostato in modo da non farci godere il presente: ci abituano a credere che la felicità viene dopo, non ora. Quando avrai ottenuto il tuo obiettivo sarai felice, quando avrai realizzato il tuo desiderio sarai felice. Intanto ti tocca sopportare il transito da qui a lì…

In questo modo rischiamo però di perderci il bello delle cose che abbiamo ora: conosco persone che non si godono neanche le passeggiate in montagna perché il loro obiettivo è arrivare in vetta, non godersi la giornata. Non è assurdo? Pensa quante cose ci perdiamo per strada! E se poi per qualche motivo il nostro obiettivo non lo raggiungiamo? Avremo vissuto del tempo invano, invece di trarre il meglio da ciò che abbiamo fatto nel frattempo.

Lo stesso vale un po’ con la linea della vita: spesso riteniamo che l’essere umano completo sia quello adulto, che lo scopo del bambino sia di diventare adulto. L’infanzia è una fase di passaggio. Il bambino è un essere incompleto, che aspetta di diventare adulto. E noi dobbiamo prepararlo a questo.

Ma non è così! Siamo tutti sempre in cammino, in cambiamento. Anche noi siamo in un fase di passaggio. Non siamo mai perfettamente completi. Oppure lo siamo sempre: dall’infanzia alla vecchiaia. Considerare i bambini come esseri completi è il primo passo per aiutarli a vivere nel presente.

 

Ci preoccupiamo per il loro futuro

 

“I bambini sono allevati a eludere l’oggi per prepararsi a un futuro migliore”                (W. W. Dyer)

 

Guardare il bambino come un essere che un giorno sarà qualcos’altro significa riversare su di lui tutte le nostre aspettative e spesso le nostre ansie. Non è bello ma è così, a partire dal sistema scolastico. Quale bambino lasciato libero starebbe seduto ad ascoltare una persona che parla per cinque ore al giorno? Nessuno! E perché gli diciamo che deve farlo? Perché deve imparare cose che gli serviranno quando sarà adulto. Perché deve imparare ad assumere atteggiamenti che gli serviranno quando sarà adulto.

Non vi sto invitando ad abdicare al ruolo di “educatori” nei confronti dei bambini, ma cercare di non farlo in vista di un bene futuro. E so bene quanto sia difficile!!

Mio figlio frequenta una scuola a metodo Montessori. E uno dei principi base di questo metodo è quello di lasciare il bambino libero di apprendere con il ritmo che gli è più consono. Questo significa dover mettere da parte tutti i confronti con i bambini delle scuole “normali” e le ansie per la sua età adulta. Significa avere piena fiducia nel bambino e nella sua capacità di svilupparsi nella forma migliore di sé. Bello? Sì! Facile? No!

Non è facile pensare che se un bambino a otto anni ancora non sa scrivere o fare le operazioni significa che per lui è giusto così. Perché la domanda che viene spontanea è sempre: sì ma come farà da grande? Come se il “da grande” arrivasse domani e non ci fosse tempo, anche per lui, per diventare grande.

Nessuno vuole fare del proprio bambino un disadattato. Ma il problema è che spesso per adattarlo agli schemi sociali gli impediamo di essere bambino.

 

Abbiamo paura di farne degli edonisti

 

“L’attenzione è la forma più pura e più rara di generosità.” (S. Weil)

 

Diciamoci la verità: vivere nel qui e ora, godersi il presente, godersi la vita non è esattamente un modello incoraggiato nella nostra società. È roba da bohémien, da bambinoni. Le persone serie, gli adulti, non si comportano così. Pianificano il futuro, fanno sacrifici, limitano il piacere. Quello di divertirsi non è un buon obiettivo per un adulto che si rispetti!

Consciamente o inconsciamente, spesso invitiamo i bambini a fare lo stesso. “Nella vita non potrai fare sempre quello che vuoi, tanto vale che lo impari subito”. Così anche nei piccoli compiti quotidiani insegniamo loro a rinviare le gratificazioni per avere più tardi qualcosa di meglio. “Prima il dovere poi il piacere” sembra sempre un buon principio sicuro da seguire, no?

Ma questo principio insegna ai bambini che la vita è una gran brutta fatica, in cui, saltuariamente, se hai aspettato (e sofferto) abbastanza, c’è un premio, una qualche ricompensa per i tuoi sforzi.

Il fatto è che, per quanto noi pensiamo che per loro sia tutto facile,lo sanno da soli che nella vita ci sono momenti difficili: pensate sia facile per un bambino inserirsi in un gruppo di amici? Entrare in una nuova classe o in una squadra sportiva? Concentrarsi sui compiti quando vorrebbe essere fuori a giocare? Capire le richieste degli adulti? Io credo di no.

Non è meglio insegnare loro a godere di ogni momento presente, a vedere il lato positivo di ogni situazione, a capire cosa possono imparare per fare meglio?

Trovare motivi di gioia in quello che accade ora invece di aspettarli sempre domani è un grande insegnamento per i nostri figli. Soprattutto perché loro sono molto più bravi di noi a godere delle piccole cose. Basta un po’ di neve o l’acqua del mare per rendere un bambino felice. Dovremmo essere molto attente a non togliere loro l’innata capacità di concentrarsi pienamente e di vivere pienamente le cose che amano davvero. Solo così ne faremo degli adulti consapevoli!

 

Tre piccoli esercizi di mindfulness per tutta la famiglia

 

“Non puoi trasmettere saggezza e visione profonda a un’altra persona. Quei semi sono già presenti in lei; un buon insegnante li tocca e permette loro di risvegliarsi, di germogliare e di crescere” (T. N. Hanh)

 

Questi esercizi non sono rivolti solo al bambino, ma coinvolgono tutta la famiglia. Perché, come forse hai già scoperto, sulla consapevolezza proprio non si può barare. Se non siamo pienamente presenti, se quando siamo con loro, non siamo focalizzati su di loro, i nostri figli se ne accorgono subito. E impareranno dal nostro atteggiamento molto più che dalle nostre parole. Quindi insegnare la mindfulness vuol dire prima di tutto viverla. Quindi, mettiamoci in gioco!

 

Tre piaceri al giorno

Ecco cosa propone Susan Stiffelman, nel suo libro Genitori mindful, per riscoprire il gusto delle piccole cose. Ogni componente della famiglia compila la seguente lista con almeno cinque cose che gli piacciono per ciascuna voce: sapore, vista, odore, suono, sensazione (quindi: mi piace il sapore di… mi piace l’odore di… ecc…)

La lista viene appesa in cucina dove tutti la possano sempre vedere e ciascuno si impegna a godersi almeno tre di questi piaceri al giorno. Facile no?

 

Il collage della felicità

Anche questo è un piccolo esercizio che può fare tutta la famiglia. Si tratta semplicemente di procurarsi vecchie riviste, forbici, colla, fogli e pennarelli e fare un collage di tutte le cose che vi rendono felici, magari con un bello sfondo colorato!

Può essere anche un modo per far riflettere tuo figlio sul fatto che ci sono diversi tipi di felicità. Che alcuni sono legati a piaceri materiali, come mangiare un gelato o avere un giocattolo nuovo, mentre altri non si possono toccare, come il piacere di essere apprezzato o di aiutare qualcuno. O che alcuni durano più a lungo mentre altri svaniscono molto in fretta.

 

La mente in un vaso

Questo ultimo esercizio viene utilizzato da Thich Nhat Hanh nella sua comunità di Plum Village, dove insegna l’arte della consapevolezza a bambini e adulti di tutto il mondo. L’esercizio serve a calmare la mente. Se è vero che i bambini tendono naturalmente ad essere presenti in quello che amano fare, spesso invece faticano, come noi, a fare ordine tra le emozioni e i pensieri che affollano la loro mente.

Quello che ti serve è un vaso largo e trasparente e della sabbia colorata. Riempi il vaso d’acqua e mettilo in mezzo alla tavola (o per terra, se preferite sedervi per terra) assieme ai contenitori di sabbia colorata. Il vaso è la nostra mente e i diversi colori della sabbia rappresentano i nostri pensieri e le nostre emozioni. Ogni membro della famiglia prende una manciata di sabbia del colore o i colori che più rappresentano i suoi stati d’animo in questo momento, e li versa nell’acqua. Poi il bambino mescola finché si forma un mulinello. Questo è lo stato della nostra mente quando siamo di fretta, stressati, arrabbiati o turbati. E non è uno stato piacevole.

Quindi dite al bambino di smettere di mescolare e fermatevi a guardare la sabbia che si deposita sul fondo. Di solito i bambini lo trovano molto rilassante. Mano a mano che la sabbia trova riposo l’acqua torna pulita e tranquilla. Così è la nostra mente quando lasciamo che i pensieri e le emozioni restino sul fondo, o riusciamo a far circolare solo quelli che ci danno tranquillità e gioia.

 

Come psicologa ed esperta di processi partecipati, da 20 anni lavoro con le donne in maniera propositiva, attraverso progetti per la promozione della parità di genere e la partecipazione del mondo femminile alla costruzione sociale. Sono fermamente convinta che questo sia il secolo delle donne e che sia il nostro momento di fare la storia!

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