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Abbracciare la vulnerabilità: il segreto per vivere incondizionatamente

Come esseri umani, a tutti capita di sentirsi fragili, insicuri, emotivamente esposti. In diversi contesti della nostra vita e a diverse intensità, tutti facciamo i conti con la paura di non essere abbastanza, di non essere all’altezza delle aspettative, del fallimento.
In una parola: ci sentiamo vulnerabili. E non vorremmo esserlo.

In una società aggressiva e ipercompetitiva come quella di oggi, la vulnerabilità è considerata una debolezza: per questo non ci viene insegnato a gestirla, ma soltanto a evitarla. E quello che facciamo quando ci sentiamo vulnerabili è proprio nasconderci: reprimiamo chi siamo realmente e le nostre vere sensazioni nel tentativo di mostrarci forti agli occhi del mondo.

Cresciamo costruendo barriere dietro le quali arginare la nostra vulnerabilità. Ma – anziché difenderci – queste barriere ci impediscono di sentirci connessi a noi stessi e agli altri. Ci fanno soffrire, ci tengono in ostaggio delle nostre paure. Costruendo muri, non facciamo altro che isolarci all’interno all’interno di una piccola zona di comfort, dalla quale non usciamo neanche per provare a raggiungere quello che davvero vogliamo.

Non possiamo eliminare completamente dalla nostra vita la paura, l’incertezza, il giudizio. Possiamo provare ad accettarli come parte della nostra esperienza e imparare ad andare oltre.

La maggior parte delle persone pensa che avere coraggio significhi non aver paura. Invece, essere coraggiosi significa vivere la nostra vita a pieno, nonostante la paura. Chi prova a spingersi oltre i suoi limiti, chi osa, compie un vero e proprio atto di coraggio semplicemente perché sceglie di abbracciare la propria vulnerabilità.

Proprio così: la nostra vulnerabilità può essere un motore di cambiamento. È una forza feconda e creativa in grado di arricchire la nostra vita.

 

Brené Brown e le ricerche sul tema della vulnerabilità

Brené Brown è una sociologa, docente e ricercatrice dell’Università di Huston, che da oltre 10 anni si occupa di argomenti come la vulnerabilità, il coraggio, l’autenticità e la vergogna. Con i suoi libri (tutti best sellers del NY Times) e le sue numerose conferenze, ha portato alla ribalta questi argomenti scomodi – dei veri e propri tabù, soltanto fino a qualche anno fa – innescando un importante dibattito a livello mondiale.

Nel suo Ted Talk (uno dei 10 più visti di sempre, con oltre 40 milioni di visualizzazioni), Brown ci racconta ciò che ha imparato grazie alle migliaia di testimonianze raccolte nel corso delle sue ricerche: avere il coraggio di essere vulnerabili è ciò che ci permette di vivere in maniera autentica, aprendoci e riconnettendoci a noi stessi e al mondo.

Anche se spesso non ne siamo consapevoli, secondo Brown nel profondo di tutti noi c’è una ferita di fondo che ci impedisce di mostrarci per quello che siamo e ci allontana dagli altri:

«C’è qualcosa di me e della mia vita che, se scoperta, mi impedirà di meritare il rapporto con gli altri?»

Questa insicurezza, una delle emozioni più primitive che sperimentiamo, è la vergogna, ossia la paura della disconnessione: temiamo di sentirci esclusi, perdendo la stima e l’affetto di chi ci circonda a causa dei nostri difetti.

La vergogna è diversa dal senso di colpa: mentre questo ci fa percepire di aver fatto qualcosa di sbagliato, la vergogna ci porta a credere di essere sbagliati. Ci fa sentire piccoli e totalmente inadeguati. È ciò che ci rende più vulnerabili.

 

Vivere accettando la propria vulnerabilità

Per fortuna, però, esistono anche persone appagate, che amano e si sentono amate, che non hanno paura di osare. Insomma, persone che vivono una vita completa, gioiosa e significativa: in che cosa sono diverse dagli altri?

Brown comincia ad analizzare i dati in suo possesso per cercare di rispondere a questa domanda. Quello che nota, è che le persone che vivono “incondizionatamente” (lei dice “wholehearted”, intendendo il vivere di tutto cuore) hanno alcune caratteristiche comuni, che vanno controcorrente rispetto a quello che la società ci insegna.

Non si tratta di persone che fanno o valgono di più delle altre. Semplicemente, sono persone che credono di essere meritevoli, sempre e indipendentemente, di amore e di connessioni. Non quando saranno più magre, o quando finalmente avranno un lavoro migliore. Ora, sempre, nonostante qualsiasi loro imperfezione.

Le persone connesse e appagate hanno imparato ad abbracciare la loro vulnerabilità: non temono quelle emozioni negative che molti altri cercano di nascondere. Accettano le loro ombre, e per questo sono autentiche ed integre.

Va da sé che per vivere in questo modo bisogna superare il perfezionismo, ossia quell’atteggiamento di controllo che ci porta a non tollerare l’errore (nostro e altrui) e la debolezza.

 

I consigli di Brené Brown per vivere “incondizionatamente”

A quanto pare, ci sono dieci specifiche caratteristiche che contraddistinguono l’approccio “incondizionato” alla vita: Brené Brown le ha raccolte nel suo libro “I doni dell’imperfezione“:

1. Essere autentici: lasciare andare la paura del giudizio degli altri

L’autenticità è la scelta di mostrarci per quello che realmente siamo, lasciando andare i modelli imposti da qualcun altro. Ci impone di essere onesti, di guardare dentro noi stessi ed entrare in contatto con i nostri veri valori, bisogni e desideri.

Cercare di essere diversi per ottenere l’approvazione degli altri ci snatura e ci porta a vivere con addosso una maschera.

“Se l’obiettivo è l’autenticità e non piaccio, va bene. Se l’obiettivo è piacere e non piaccio, sono nei guai. Agisco rendendo l’autenticità la mia priorità”.

Attenzione: l’autenticità non è qualità che solo alcuni possiedono. È un insieme di scelte che si fanno giorno dopo giorno, e che ci portano in direzione di noi stessi.

2. Sostituire il perfezionismo con l’auto-compassione

Secondo Brown, il perfezionismo ha poco o nulla a che vedere con la voglia di fare del nostro meglio. Non riguarda la crescita, la voglia di migliorarsi e di raggiungere un particolare risultato, ma piuttosto l’evitamento di qualsiasi contesto in cui pensiamo che mostrare i nostri difetti potrebbe esporci alla colpa, alla critica e alla vergogna.

Più che uno scudo, il perfezionismo è una pesante armatura che ci impedisce di osare, di uscire dalla nostra zona di comfort. E ci disconnette dagli altri.

Come possiamo uscire da questa trappola? La cura migliore è l’auto-compassione: impariamo ad essere più gentili con noi stessi, anziché criticarci duramente. Parliamo a noi stessi come parleremmo a qualcuno che amiamo, anziché a un nemico!

La compassione si sviluppa a partire da sé stessi, per poi estendersi agli altri: se non riusciamo a superare il nostro perfezionismo, non potremo mai aprirci e connetterci davvero a chi ci circonda.

3. Sviluppare la Resilienza

Nei momenti di vulnerabilità – quando ad esempio proviamo dolore, sconforto, vergogna, disagio – spesso cerchiamo di soffocare le nostre emozioni nascondendole dietro a comportamenti che ci permettono di anestetizzare la nostra sofferenza. È umano, è comprensibile, e a volte è quello di cui abbiamo davvero bisogno per cominciare a superare le nostre difficoltà.

Il problema nasce quando non siamo consapevoli di questa fuga, e indugiamo nel tentativo di sedare il nostro disagio: non possiamo selezionare le emozioni che proviamo, e se sbarriamo la porta a quelle negative, con il tempo non saremo più in grado di vivere nemmeno quelle positive.

Le persone che vivono incondizionatamente sono persone resilienti: riescono a superare il dolore e i momenti di difficoltà traendone preziosi insegnamenti.
Non si tratta di ignorare il dolore, o di reagire come automi solo per dimostrare che si è forti. Chi è resiliente, semplicemente, sa accettare le emozioni negative senza scappare. Riesce a vedere in loro una chiave positiva da poter usare per la propria crescita.
Sviluppare la nostra resilienza ci consente di accedere a maggiori risorse per far fronte ai problemi. Ci permette di chiedere aiuto, perché non abbiamo paura di mostrarci vulnerabili: questo aumenta la connessione con chi ci circonda, e la disponibilità a ricevere sostegno dagli altri.

4. Coltivare la gioia e la gratitudine

Le ricerche di Brown dimostrano che le persone che vivono una vita piena e appagante praticano la gratitudine, e attribuiscono proprio a questa pratica la gioia che sperimentano quotidianamente. Come dire: la gratitudine plasma la nostra attitudine alla gioia.

La gioia e la gratitudine sono esperienze intense che ci espongono alla vulnerabilità: per sperimentarle, infatti, dobbiamo accettare la sensazione di scarsità, ossia la paura di perderle. Per questo, se vogliamo mantenerle intatte abbiamo bisogno di un piccolo allenamento, che consiste nell’imparare a concentrarsi su tutte le cose, anche le più piccole, che arricchiscono di bellezza e senso la nostra vita.

5. Ascoltare l’intuito e avere fiducia

Gli psicologici descrivono l’intuito come un lampo di informazione – indipendente dalla logica e dalla razionalità – che si rivela sotto forma di una voce interna. Una sensazione “di pancia” che, se ascoltata, è in grado di guidarci nelle nostre scelte.

Il nostro bisogno di certezze, però, ci porta spesso a mettere in discussione questa voce: non ci fidiamo abbastanza di noi stessi, di quello che possiamo conoscere in maniera immediata. Tendiamo a cercare riscontri e conferme all’esterno, con il risultato di perdere con il tempo la capacità di ascoltarla.

La paura dell’ignoto provoca conflitti e ci fa sperimentare l’ansia.
Affidarsi all’intuito è un modo per espandere la nostra capacità di gestire l’incertezza e la fiducia nelle nostre capacità.

6. Fare spazio alla creatività

In un precedente post ti abbiamo raccontato che, al contrario di ciò che si tende a pensare, la creatività è una competenza che possediamo tutti: semplicemente, certe persone sono abituate ad usarla, mentre tante altre no.

Ritagliarsi regolarmente un po’ di spazio per esprimere la nostra creatività può essere più facile di quello che crediamo. Ma solo se cominciamo a vedere questi momenti come qualcosa di fondamentale per il nostro benessere, invece che come un “lusso” che possiamo concederci solo qualche volta!

Per essere creativi, non dobbiamo necessariamente produrre opere d’arte. Cucinare, fotografare, disegnare, fare l’uncinetto, dedicarsi al collage: ogni volta che esprimiamo noi stessi, che creiamo qualcosa, stiamo arricchendo la nostra vita di significato. E poniamo le basi per una vita ancora più creativa, dato che la creatività può essere allenata!

Una cosa importante che ci aiuta a non spegnere la nostra creatività è il non paragonarsi agli altri: il continuo confronto ci porta a una situazione paradossale in cui cerchiamo di conformarci alla massa e contemporaneamente entrare in competizione con gli altri per sentirci superiori. La creatività deve essere invece un modo per esprimere davvero noi stessi e la nostra unicità.

7. Giocare, divertirsi, riposare

Le persone che vivono incondizionatamente hanno imparato a ritagliarsi anche uno spazio da dedicare al divertimento, importante tanto quanto il tempo per il riposo.
Brown cita a riguardo il lavoro di uno psichiatra e ricercatore clinico, fondatore del National Institute of Play e autore del libro “Gioca! Come il gioco può formare la mente, aprire l’immaginazione e costruire la felicità”. Secondo il Dr. Stuart Brown, esistono importanti similitudini a livello biologico tra il bisogno di riposare e quello di giocare e divertirsi: entrambi provvedono infatti a soddisfare la necessità del nostro corpo di ripristinare le proprie energie.

Eppure, la carenza di sonno, oggi, è tollerata quando addirittura non incentivata: essere sempre impegnati, fino a sentirsi esausti, è una misura di valore che dimostra la capacità di essere persone altamente produttive. Sottraiamo così sempre più spazio al riposo, non tenendo conto dell’importanza che ha per la nostra salute psico fisica.

Allo stesso modo, quasi ogni attività che facciamo nel poco tempo libero che riusciamo a concederci è finalizzata a uno scopo, a un obiettivo preciso. Fare qualcosa in maniera non programmata, con leggerezza, per il solo piacere di farla, è qualcosa di inconcepibile per l’adulto medio, che tende a crescere anche i figli nella stessa ottica di iper-programmazione.

8. Ritagliarsi momenti di pura calma e quiete

Ansia, stress, bassi livelli di energia, sono problemi ormai sempre più comuni nella popolazione. Un antidoto a tutto questo, secondo Brown, è la calma, intesa come uno spazio di quieta consapevolezza in cui ritrovare sé stessi e permettersi di ascoltare i propri pensieri e le proprie emozioni.

Essere consapevoli di quello che ci accade nel momento presente (mindfulness) è il primo passo per interrompere quei comportamenti automatici che sono generati dall’ansia, come il bisogno di essere sempre impegnati in qualcosa.
Anzi: in un mondo iper complesso e sempre più ansiogeno come quello moderno, abbiamo bisogno più che mai di rallentare. Essere meno, fare meno. Ma con maggiore intensità, lucidità e chiarezza.

9. Fare un lavoro che per noi ha significato

Ognuno di noi possiede dei talenti: quando riusciamo a scoprirli, coltivarli e impiegarli in qualcosa che per noi è significativo, assecondiamo quella che molti chiamano “vocazione”, ossia quel senso di scopo che ci fa sentire profondamente realizzati nel fare qualcosa.

Nessuno può dirci cosa deve essere significativo per noi. Quindi, imparariamo a lasciarci alle spalle tutti quei “dovrei” che finiscono solo per inchiodarci su strade che non ci appartengono.

Se i nostri talenti e le nostre passioni vengono trascurati – ad esempio perché il lavoro che facciamo non ci consente di esprimerli, o perché abbiamo assunto un ruolo per un senso di obbligo più che per reale volontà – ecco che la nostra vita si svuota di significato e subentrano fatica e frustrazione.
È vero: non sempre abbiamo la possibilità di seguire incondizionatamente le nostre passioni, soprattutto se questo non ci consente di pagare le bollette. Ma trovare un po’ di spazio per quello che amiamo fare e che riempie di significato la nostra vita è assolutamente necessario per vivere in maniera autentica ed essere felici.

10. Riso, musica, ballo per lasciare andare le emozioni

L’ultima chiave verso una vita “incondizionata” individuata da Brené Brown è collegata alle emozioni liberatorie, che trovano un efficace veicolo di espressione nelle risate di pancia, nel ballo e nella musica. Tutte queste attività sono importanti nella nostra vita perché ci consentono anche di stabilire connessioni con gli altri.

Pensiamoci bene: cantare e ballare per moltissimi di noi significa esporsi al giudizio degli altri. Ci muoviamo in modo un po’ goffo, o non siamo perfettamente intonati? Meglio lasciar perdere, non siamo abbastanza bravi. Se ci proviamo e non siamo perfetti, verremo derisi.
È per questo motivo che attività come queste sono incluse nella lista: sono ottimi esercizi per imparare a lasciare andare il nostro bisogno di controllo e la paura del giudizio altrui.

La vulnerabilità come chiave del cambiamento

Come afferma Brené Brown, le persone sono stanche di avere paura e di doversi sempre dimostrare all’altezza. L’idea di riconoscere un valore alle proprie debolezze e imperfezioni suona come un messaggio rivoluzionario, in grado di spazzare via l’ansia e la vergogna.

Ma abbracciare la propria vulnerabilità è tutt’altro che facile: la stessa Brené Brown ha dovuto affrontare un percorso di psicoterapia quando, grazie alle sue stesse ricerche, ha scoperto che lei era e viveva all’opposto delle persone “di tutto cuore”. E che era questo a farla stare male.

Scoprirsi fragili non è divertente. Nonostante questo, possiamo cercare di scendere in campo e fare sempre del nostro meglio, sapendo che siamo adeguati e meritevoli a prescindere da qualsiasi nostro risultato.

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