contatto con la natura

5 libri per ritrovare il contatto con la natura

La nostra è ormai una società prettamente urbanizzata, sempre più tecnologica e antropocentrica. Da questo processo negli anni abbiamo sicuramente guadagnato “comfort” e protezione, ma non mancano i rovesci della medaglia: perdendo quella visione olistica dove l’uomo è parte integrante della natura (e non al di fuori e al di sopra di essa), ci esponiamo a una serie di problemi che vanno dall’aumento delle malattie associate al benessere (aumento dell’obesità, malattie respiratorie, carenza di vitamina D, stress) alla mancanza di attenzione e protezione dell’ambiente.

Come spiega Jose Antonio Correia, professore di Psicologia Ambientale presso l’Università Autonoma di Madrid, negli anni abbiamo accumulato un vero e proprio “deficit di natura”, dato dal fatto che “il nostro sistema nervoso non si è del tutto adattato all’ambiente urbano e sente dunque la mancanza di una stimolazione da parte dell’ambiente naturale che ha permesso la sopravvivenza della nostra specie”.

Il rapporto con la natura è essenziale per l’uomo: la natura è la nostra vera casa, è lì che siamo nati e ci siamo evoluti per milioni di anni, ed è per questo che l’immersione nell’ambiente naturale ci permette di risvegliare i nostri istinti primordiali, la nostra anima “selvaggia”, con conseguenze estremamente benefiche sull’organismo, a livello fisico e psicologico.

Immergersi nella natura ci permette di assorbire le energie curative delle piante, che agiscono in particolare sul nostro sistema immunitario e su quello ormonale, abbassando istantaneamente il nostro livello di stress.
Pensate che basta una sola giornata in un bosco per aumentare di circa il 40% e rendere più attive le cellule killer (cioè quelle in grado di difenderci dalle malattie) presenti nel sangue dell’individuo, con benefici che successivamente restano invariati per circa una settimana (addirittura un mese se la permanenza nella natura è di almeno 2-3 giorni!)

Il contatto con la natura ha effetti importanti anche sul nostro cervello: la stimolazione sensoriale (vista, udito, olfatto, tatto) agisce come una vera e propria terapia psicologica che ci aiuta a liberarci dai pensieri assillanti per far emergere la nostra creatività, e stimolando sensazioni come pace e felicità.

L’effetto benefico che la natura ha su di noi è talmente potente che bastano anche un’immagine, un video o delle registrazioni audio riferite ad ambienti naturali per attivare istantanamente l’effetto “biofilia”. Allo stesso modo, circondarsi di piante o creare un giardino può aiutarci a recuperare questo contatto terapeutico anche quando non possiamo fisicamente trovarci nei grandi spazi aperti naturali.

Nella selezione di oggi, 5 consigli di lettura per scoprire (e sperimentare) gli effetti benefici del contatto con la natura, e ritrovare il senso di integrazione e l’armonia con l’ambiente naturale di cui siamo parte.

 

Piccolo Manuale dello Shinrin Yoku. Esercizi, rituali e meditazioni per rigenerarsi nel bosco – Bettina Lemke

In questo libro, Bettina Lemke – autrice esperta di cultura orientale (ha scritto anche un bel libro sull’ Ikigai – ci parla dello Shinrin-yoku (letteralmente il “bagno di foresta”), una pratica nata in Giappone negli anni Ottanta. Nel paese del Sol Levante lo shinrin-yoku viene sovvenzionato dal sistema sanitario nazionale, nonché studiato e applicato nelle università di medicina e nelle cliniche a livello nazionale.

La pratica fa riferimento all’immersione completa nella natura, da fare con tutti e cinque i sensi per affinare le nostre percezioni, concentrandosi sui suoni della natura, sui suoi profumi, e cercando il contatto con gli alberi e le piante.

Oltre a spiegarci perché questa pratica è altamente terapeutica (l’aria è ricca di ossigeno, le emissioni delle piante sono efficaci ipotensivi, la sola vista del bosco produce una fascinazione che ci permette di “staccare” dai problemi del quotidiano) nel libro ci sono molti esercizi pratici – come la camminata a piedi nudi alla ricerca del proprio luogo ideale nel bosco – per imparare a sfruttare in modo consapevole questa energia profondamente benefica.

È un libro di facile lettura, fruibile anche da chi non conosce la pratica dello shinrin-yoku e che non ha ancora sperimentato la connessione con il bosco e con la natura; il formato piccolo, quasi tascabile, permette di portarlo con sé per poterlo consultare, oltre che a casa, anche quando si è immersi nella natura, ad esempio per poter riconoscere gli alberi (all’interno ci sono delle schede sintetiche) o per mettere subito in pratica le meditazioni e gli esercizi proposti.

 

Plant revolution – Stefano Mancuso

Stefano Mancuso è un neurobiologo italiano, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, settore in cui è considerato una vera e propria autorità mondiale.

Per chiunque sia interessato a comprendere l’intelligenza delle piante e il mondo affascinante della natura, i suoi libri sono tutti consigliatissimi: per esempio “Verde brillante”, che ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scienfica, il Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti e nel 2016 è stato proclamato “Science Book of the Year” dal Ministero austriaco della Ricerca scientifica.

“Plant Revolution” è un testo di divulgazione scientifica che riesce ad essere interessante, scorrevole e comprensibile anche dai non addetti ai lavori. Il tema di fondo è l’intelligenza del mondo vegetale, che viene presentata come un’alternativa (migliore) a quella del mondo animale. Un modello da cui dovremmo prendere spunto, a livelli diversi, per migliorare la nostra vita nel futuro rendendolo anche più sostenibile.

Per dimostrare questa sua tesi, Mancuso passa in rassegna le moltissime e straordinarie capacità delle piante, suggerendo i campi dell’innovazione tecnologica dove sarebbe possibile applicare i loro modelli di funzionamento (dall’aerodinamica alle reti web, dai consumi energetici alla trasmissione di impulsi elettrici nello spazio).

Le piante sono organismi sociali sofisticati ed evoluti, con straordinarie capacità di adattamento (al contrario degli animali, le piante non possono fuggire di fronte a problemi e pericoli!). Crescono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani), comunicano tra loro attraverso complessi sistemi informativi di tipo reticolare.

Un libro informativo che ci fa capire la ricchezza che possiamo trovare nella natura, e che sicuramente ci aiuta a guardare al mondo vegetale con ancora maggior rispetto e ammirazione!

 

Alchimia selvatica – Michele Giovagnoli

Riservato a chi ha già ritrovato il contatto con la natura e “sente” la sua chiamata, questo libro di Giovagnoli è di stampo decisamente più “esoterico” (il sottotitolo, infatti, è La via del risveglio attraverso le arti magiche del bosco).

Da leggere e accogliere con mente e cuore aperto, è un libro rivolto e dedicato a chi vive con amore la natura e mira allo sviluppo personale: la via è quella della trasformazione alchemica da percorrere in totale ascolto ed empatia con l’ambiente naturale che ci circonda, attraverso una serie di esperienza (alcune, diciamocelo, piuttosto “estreme”) che mirano a espandere la nostra percezione e sensibilità.

Il bosco è, per eccellenza, l’archivio vivente di tutto l’universo emozionale umano, e offre a chi lo consulta infinite possibilità per il risveglio interiore. L’incontro con gli alberi, con le foglie, con gli animali, con le luci e i suoni del bosco e la possibilità di fondersi con essi sono i punti di partenza di un percorso pratico di interazione con gli elementi selvatici che segue la ciclicità delle stagioni e la progressione delle fasi alchemiche.

Un piccolo libro pieno di magia, che resta affascinante anche per chi non si sente di approcciare le tecniche descritte, in quanto riesce a risveglia la nostra parte “selvatica” e ci ispira a vivere più a contatto con essa.

 

E il giardino creò l’uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri – Jorn De Précy

Il giardiniere-filosofo Jorn de Précy – che nel libro ci viene descritto come attivo a cavallo fra Otto e Novecento e di cui poco si sa, ma che è da sempre oggetto di venerazione da parte degli appassionati – in questo libro esprime il suo “manifesto” per un’idea di giardino selvatico, assolutamente rivoluzionaria per l’epoca.

Secondo de Précy, nel fare il giardino, l’uomo deve restare in ascolto della natura, connettersi al genius loci, non forzando ma assecondando le forze presenti, mettendosi al loro servizio e riallacciando così il legame con il mondo naturale. Così facendo, il giardino lo ripagherà regalandogli lo spettacolo della vita che si prospera e muta con le stagioni.

Attenzione: non è un libro o un manuale di consigli pratici su come organizzare e curare un giardino e le sue piante. È più un testo di filosofia del giardinaggio, che può essere affascinante per l’architetto paesaggista come per chi ha solo qualche piantina in casa e sul balcone, perché il messaggio di fondo è quello dell’esigenza di recuperare un rapporto con la natura in cui siamo noi a metterci al suo servizio, e non viceversa.

Un libro poetico e intimo, quasi una meditazione sul rapporto misterioso che intercorre tra noi e l’universo naturale, che ci fa riflettere su quanto abbiamo perso a causa dello sviluppo tecnologico. Un rapporto da recuperare e preservare non soltanto per una questione di piacere estetico, ma anche perché attraverso la riconnessione con la natura e il contributo attivo alla sua crescita l’uomo può recuperare dei significati profondi sulla sua esistenza che gli consentono di trovare maggiore armonia ed equilibrio.

 

Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita – Cheryl Strayed

Chiudiamo la nostra rassegna di libri che ci ispirano a ritrovare un rapporto più autentico e personale con la natura con questo romanzo di Cheryl Strayed da cui nel 2015 è stato tratto un film di con Reese Whiterspoon e Laura Dern (entrambe candidate all’Oscar per la loro interpretazione).

È il racconto di un un’avventura estrema e di una rinascita, sullo sfondo di uno scenario selvaggio: la Pacific Crest Trail, un percorso di 4260 chilometri che parte dal confine tra Stati Uniti e Messico e termina al confine con il Canada, dopo una serie di catene montuose e deserti, fiumi e laghi grandiosi.

Cheryl, autrice e protagonista del libro, a soli 26 anni è una ragazza distrutta: la madre è morta prematuramente, ha avuto una giovinezza disordinata e difficile con problemi di droga, il suo matrimonio è naufragato tragicamente. Alla ricerca di un nuovo senso per la sua vita, decide, anche piuttosto incoscientemente, di imbarcarsi in un’avventura estrema – ossia di percorrere a piedi la PCT in solitaria – per ritrovare il contatto con sé stessa e la forza per ricominciare.

Pagina dopo pagina, l’autrice ci trascina nella vicenda narrata facendoci vivere gli spazi incontaminati che incontra sul percorso, dove la natura domina e si avverte con tutta la sua potenza.
Alla fine, ciò che conta non è il viaggio, l’impresa in sé, per quanto estrema e coraggiosa, ma la capacità di ritrovare e guarire se stessi grazie al confronto con la natura, che – anche quando non si dimostra benevola – ci offre la possibilità di riconetterci al nostro istinto primordiale e alle energie che dormono dentro di noi.

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